Gazzetta di Modena

Modena

Pd: sono a rischio stipendi e posti

di Marcello Radighieri
Pd: sono a rischio stipendi e posti

Lettera di 15 dipendenti che chiedono garanzie finanziarie Bursi: «Tempi difficili, nessuno prende salari da favola»

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«Pronti a fare la nostra parte», certo. Ma «non possiamo non chiedere alla Federazione di operare per garantire continuità al pagamento degli stipendi». Anche il Partito Democratico modenese, si sa, vive tempi difficili. Il crescente distacco dei cittadini dalla militanza e, più in generale, la disaffezione nei confronti del sistema politico, picchiano duro. Soprattutto sul bilancio, che presenta un rosso non più sostenibile. Da qui, la scelta di lanciare una spending review che dovrebbe riguardare, tra le altre cose, anche i dipendenti modenesi, per i quali dovrebbe scattare il contratto di solidarietà a fine mese. Una situazione che non può destare che preoccupazione tra gli stessi funzionari. Quindici di loro hanno firmato, nei giorni scorsi, una lettera indirizzata alla segreteria provinciale, a quella regionale e ai parlamentari del territorio. Un messaggio che parte, appunto, dall’ansia «per la criticità della situazione economica nella quale versa la struttura». Ma che, al tempo stesso, vorrebbe impegnare la segreteria provinciale a «farsi portavoce presso le sede del Pd regionale e nazionale per mettere a conoscenza tutta la dirigenza del partito della situazione economica modenese e per capire se esiste la possibilità di intervenire in termini economici per mettere in sicurezza la nostra federazione». Alla lettera ha risposto il segretario provinciale del Pd, Lucia Bursi. Riconoscendo innanzitutto, qualora ce ne fosse stato bisogno, l’oggettiva situazione di difficoltà finanziaria in cui versa il partito. E quindi, «come in ogni famiglia, quando le entrate diminuiscono, chi ne ha la responsabilità deve agire di conseguenza». È vero, «nessuno perde stipendi da favola», considerando che la media per i funzionari politici a tempo pieno si aggira sui 1400 euro al mese. Eppure «ulteriori sacrifici si impongono». Insomma, un modo per “giustificare” il ricorso ai contratti di solidarietà. «Nell’auspicio – aggiunge – che, una volta migliorati i conti, si possa ripartire».

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