Un referendum sul futuro dell’ospedale
Il difensore civico accoglie l’istanza delle opposizioni sul percorso partecipato. «Ora il sindaco non può più nascondersi»
MIRANDOLA. Dopo la prima bocciatura del referendum sull’ospedale, è invece arrivato il nullaosta al secondo tentativo. Il via libera lo ha dato il difensore civico regionale, Gianluca Gardini, accogliendo l’istanza presentata da Antonio Tirabassi, presidente del comitato civico e sostenuto dall’attivismo di Forza Italia, Lega Nord, Movimento 5 Stelle e Fratelli d’Italia. Il referendum consultivo riguarda l’eventualità che “l’amministrazione comunale avvii un percorso partecipativo per valutare la possibilità di rendere nuovamente operativo l’ospedale di Mirandola, come già avveniva prima del sisma 2012”.
A febbraio, Gardini aveva bocciato una richiesta di ammissibilità per una iniziativa popolare sul nosocomio cittadino: si trattava di un referendum abrogativo di una delibera del consiglio comunale sul tema “La sanità a Mirandola” che impegnava la Giunta ad attivarsi per “rafforzare la medicina del territorio e i servizi domiciliari” e contemporaneamente “richiedere l’elaborazione di uno studio di fattibilità per la realizzazione di un ospedale unico baricentrico tra Carpi e Mirandola”. Gardini aveva però considerato non solo “l’inammissibilità del quesito referendario per incompetenza comunale sulla materia sanitaria”, ma anche il fatto che “la delibera di cui si vuole ottenere l’abrogazione ha natura di atto di indirizzo del Consiglio comunale, dotato di un contenuto meramente politico, e quindi non può essere ascritta all’elenco degli atti amministrativi adottati da organi di governo del Comune, gli unici che possono essere oggetto di referendum abrogativo comunale”. Inoltre “un quesito così formulato risulterebbe incomprensibile alla maggior parte degli elettori, i quali non condizione né sono tenuti a conoscere il contenuto di una delibera del Consiglio comunale richiamata solo nei suoi estremi di pubblicazione, ed impedirebbe pertanto l’esercizio consapevole del diritto di voto spettante ai cittadini”.
In quest’ultimo caso, invece, quello del percorso partecipativo, secondo Gardini solo in apparenza si fa riferimento all’ospedale, come invece avveniva nel primo quesito: “Oggetto dell’attuale richiesta di referendum non è tanto la materia ‘sanità’, quanto l’esercizio della potestà consultiva dell’ente locale. Il riferimento del quesito all’ospedale non può considerarsi ostativo all’ammissibilità dell’istanza, posto che dal tenore letterale della formulazione emerge in modo evidente come l’oggetto della richiesta di referendum sia il percorso partecipativo che il Comune può adottare, in quanto soggetto istituzionale più vicino al cittadino, per contribuire a determinare linee di indirizzo su questioni che incidono sulla comunità”.
Da ultimo, la richiesta di referendum consultivo appare ammissibile anche sotto il profilo della formulazione, afferma Gardini, in quanto possiede i requisiti di “chiarezza e completezza” richiesti dalla Corte costituzionale per l’ammissibilità.
«Per noi è un grande risultato - dice Antonio Platis (Forza Italia) a nome del comitato - perché è il primo caso nella Bassa di un referendum, per di più relativo alla sanità, tema da sempre molto sentito. Finalmente i cittadini potranno esprimersi sul servizio che vogliono e di questo anche l’amministrazione comunale ne dovrà tenere conto. Il sindaco Benatti si è sempre nascosto e non ha mai avuto il coraggio di opporsi alla politica Baggiovara centrica che ha prosciugato l’ospedale di Mirandola. Con questo referendum metteremo nero su bianco il percorso e, soprattutto, il punto d’arrivo: il Santa Maria Bianca deve tornare quello prima del terremoto. È questo il nodo politico che il referendum pone e che nessuno potrà aggirare». (fd)
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