Il Maggio Fioranese parla di cure e non dipendenza
FIORANO. Dopo dieci anni, da questa edizione il Maggio Fioranese modifica le caratteristiche degli “Incontri con gli autori”, che finora avevano sempre puntato particolarmente sul personaggio, mentre...
FIORANO. Dopo dieci anni, da questa edizione il Maggio Fioranese modifica le caratteristiche degli “Incontri con gli autori”, che finora avevano sempre puntato particolarmente sul personaggio, mentre ora la sfida è quella di scegliere temi di rilievo e farli trattare a soggetti competenti, autori nello specifico campo, non necessariamente noti al pubblico di massa. Il primo esperimento in questo senso è stamattina all'Astoria alle11, con Simone Ramilli e Ameya Canovi per un confronto sul tema “La cura e la non dipendenza”. Simone Ramilli è naturopata e scrittore, studioso di filosofia, discipline orientali, medicine olistiche, sistemi sociali e neurobiologia. Nel 2005 ha fondato la psicobiotica, disciplina che studia le correlazioni tra malattia e conflitti biologici. Tali ricerche sono poi approdate a un nuovo approccio in cui le connessioni tra uomo, ambiente e società sono indagate nella genesi della malattia. Insegna in numerose scuole di naturopatia. E' di queste settimane l’arrivo in libreria di “La cura. Liberi da paure e malattie”, la sua ultima pubblicazione. «La cura – spiega - è un viaggio all’insegna della comprensione delle cause della malattia per trovare la libertà del divenire compiutamente uomini, in cui si ripercorrono le tappe della formazione della vita dalle sue origini fino alle contraddizioni del vivere moderno nella realtà aumentata del mondo virtuale». Ameya G. Canovi si occupa da tempo di problemi della relazione, di dipendenza affettiva e di crescita personale. È docente, psicologa e svolge un dottorato di ricerca presso l’università di Parma. Da anni svolge attività di sostegno a fianco alle persone che vogliono apprendere a stare “dritte”, senza il terrore di stare “senza”. «Le dipendenze – commenta - sono un’emergenza sociale che denota un disagio profondo. L’oggetto della dipendenza è cambiato nel tempo. Resta un bisogno profondo di riempire il vuoto con qualcosa, qualcuno, dall’esterno».
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