Carcere, cessa l’emergenza affollamento
La Garante: «A Sant’Anna 380 detenuti contro i 500 di un anno fa. Attività di lavoro e la sezione sperimentale Ulisse»
È una situazione «sostanzialmente stabile», quella della casa circondariale di Modena. A dirlo è la "relazione" della Garante regionale dei detenuti, Desi Bruno, che ha visitato il penitenziario mercoledì. Una visita da cui emerge uno scenario tutto sommato tranquillo. Privo, almeno all'apparenza, di criticità esplosive. Secondo i dati forniti dall'ufficio della Garante, nel penitenziario sarebbero rinchiusi 380 detenuti. Un dato "stabile", in linea con le precedenti "ispezioni". Esattamente identico al numero emerso dalla visita dello scorso ottobre. Ma decisamente inferiore alla situazione di un anno fa. Alla data dell'11 aprile 2014, infatti, i detenuti presenti nella struttura sfioravano quota 500. In ogni caso, un dato che non si discosta dalla capienza regolamentare, tanto che la Garante può certificare «l'assenza di profili di sovraffollamento». Ogni detenuto, in altre parole, ha a disposizione almeno 3 metri quadri. Un risultato che, spiegano dall'ufficio della Garante, deriva anche «dal lavoro particolarmente intenso e puntuale del Ministero della Giustizia». Un percorso che ha coinvolto tutta l'amministrazione penitenziaria, partito in seguito alla cosiddetta "sentenza Torreggiani" - con la quale la Corte europea dei diritti dell'uomo condannava lo Stato italiano ad un risarcimento per detenzione inumana e degradante, concedendo al tempo stesso un anno di tempo per adeguarsi agli standard europei. Insomma, non sarebbe emersa nessuna criticità particolare. «La richiesta più ricorrente e comune riguarda il mancato rispetto del principio di territorialità della pena». Tradotto, molti detenuti chiedono di essere trasferiti nel penitenziario più vicino alla propria famiglia. In più, continuano dall'ufficio della Garante, permane un problema sul lato dell'«offerta trattamentale», che necessiterebbe di un potenziamento soprattutto per quanto riguarda le attività lavorative. «Nonostante gli sforzi della Direzione - si legge nella relazione annuale del Garante sull'attività svolta nel 2014, presentata martedì scorso in Regione - lavora all'interno dell'istituto circa 1 detenuto su 7». Di questi, «la quasi totalità è impegnata nei lavori domestici, per brevi periodi non continuativi, e per il disbrigo delle ordinarie occupazioni all'interno della struttura». Se da una parte, infatti, ci si premura di sottolineare come siano ben 19 i detenuti autorizzati a lavorare all'esterno della struttura - «un buon numero, segno di una certa apertura da parte della direzione della casa circondariale» - dall'altra si sottolinea come la gran parte di essi finisce per lavorare per il carcere stesso, e quindi a poca distanza dal muro di cinta. Per il resto, tutto bene - stando a quanto dichiarato dall'ufficio. «È pienamente operativo il regime delle "porte aperte" per le 9 ore diurne». Modena, poi, si caratterizza per la presenza di una sperimentazione interessante, figurando addirittura come «primo caso in regione». Lo scorso ottobre, infatti, è stata aperta la sezione Ulisse. Un'area dove una parte dei detenuti - i più affidabili, condannati per reati non legati alla violenza sulle persone o all'affiliazione a organizzazioni criminali - trascorre sei ore della giornata. Un'ambiente comune, del tutto separato dalle celle, organizzato per ospitare attività formative e di socializzazione. Al momento sono circa una cinquantina i detenuti selezionati per il progetto - «ma - assicurano - il numero è destinato a salire». ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google