Morto don Ettore Rovatti memoria storica della città
Proclamato il lutto cittadino durante i funerali che si terranno in piazza Garibaldi Uomo di grande cultura. Aveva officiato la Cresima e sognava il Duomo riaperto
FINALE. Un velo di malinconia scende sulla città, orfana di una dei padri fondatori della Finale moderna. Don Ettore Rovatti non c’è più, se n’è andato ieri mattina, poco dopo le 7, nella sua camera in canonica, stroncato da un infarto. La città gli renderà omaggio domani, alle 15, con una messa officiata in piazza Garibaldi quando tutti si dovranno fermare visto che il Comune ha proclamato il lutto cittadino. Perché don Ettore era molto più di un semplice parroco di campagna: la sua porta di corso Cavour era sempre aperta, la bontà d’animo e la serenità che riusciva a trasmettere erano inarrivabili, ma accanto allo spirito c’era il fare. Non riusciva a stare con le mani in mano, se non studiava, agiva. Come quando, ancor prima del terremoto, aveva avviato la ristrutturazione delle sette chiese, forse rimaste in piedi proprio per quegli interventi. E il “suo” Duomo, ancora inagibile, era diventato un’ossessione: lo voleva ristrutturare e riaprire, ma le difficoltà burocratiche erano e sono evidenti. Toccherà a don Daniele, almeno fino a quando la curia non individuerà il successore, gestire anche questa pratica così come dovrà portare avanti l’attivismo di una parrocchia viva e dinamica.
Don Ettore, infatti, aveva dato vita ad una serie di progetti diventati poi parte integrante della vita quotidiana. A lui faceva riferimento il mondo della Caritas, a lui si rivolgevano le persone più disagiate, ma anche soltanto chi aveva bisogno di una parola di conforto. «Non voleva mai fermarsi», ricorda don Daniele. E il parroco, nonostante qualche acciacco degli ultimi giorni, non aveva voluto abdicare a nessuno dei propri impegni. Come quando domenica ha officiato la Cresima dei ragazzi, svolta nella chiesa di XII Morelli. O come quando la settimana scorsa era stato a Roma per visitare le suore che tanto avevano dato a Finale.
«Ho perso un padre, eravamo tutti suoi figli», dice don Luca Fioratti, arrivato ieri, intorno alle 9, da Vignola. Insieme a don Roberto Montecchi, sceso da Pavullo («Sono convinto se ne sia andato con grande serenità, con quella tranquillità che ha sempre dimostrato), e don Daniele hanno vegliato e vestito colui che li ha accompagnati nella loro crescita umana e di fede.
«Ancora una volta dobbiamo affrontare una terribile perdita - scrive il sindaco Ferioli - Ci ha lasciato una di quelle colonne che sembrano eterne, inarrestabili e insostituibili. Una persona su cui mi sono sempre appoggiato, sostenuto, soprattutto dopo il sisma che ci ha tolto tanto, quasi tutta la nostra identità. Mi mancherà la sua solidità e tanto altro e purtroppo tutta la comunità sarà più povera».
«Con monsignor Rovatti - scrive invece il senatore Giovanardi, che con il parroco si era battuto per l’innocenza di don Giorgio e delle famiglie di Massa - la Chiesa modenese perde uno straordinario testimone di Fede e punto di riferimento per la sua comunità. Dedicheremo all’amico e maestro il convegno di sabato, nel quale sarebbe stato relatore sulle terribili vicende dei bambini di Massa, che lo ha sempre visto combattere con grande coraggio dalla parte della verità in difesa dei più deboli».
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