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Alcol ai minori è pressing sui locali: «Dovete fare di più»

di Gabriele Farina
Alcol ai minori è pressing sui locali: «Dovete fare di più»

Scambio di accuse al convegno sul preoccupante fenomeno Gestori nel mirino: c’è scarso rigore nel rispetto della legge

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«Tutti i giorni il barista rischia una sanzione penale». Una frase che sintetizza l’incontro sull’alcol di ieri al circolo Happen. A pronunciarla è Luca Ascari, segretario provinciale Silb-Fipe Confcommercio. «I nostri esercenti conoscono i problemi - ha esordito Luca Ascari - ma non è semplice o automatico. Non è una giustificazione, ma una certificazione di fatto».

Molte domande non hanno trovato risposta. «Se c’è un minorenne che ha bevuto e gli diciamo di non farlo entrare - ha denunciato un operatore per la sicurezza - poi lo fanno entrare e va in coma etilico, che si fa? O facciamo quello che ci dicono o perdiamo il lavoro. In certe discoteche a Modena ti fanno uscire, anche per bere, e non ti possono lasciare fuori». «Noi siamo in mezzo - ha ripreso l’uomo - rispettiamo un po’ le regole, un po’ quanto ci viene detto. Parecchie volte i gestori ci hanno detto “ha pagato mille euro, fallo fumare nel locale”. Vale anche per l’alcol». «Alcuni esercenti vedono che un individuo è ubriaco - ha replicato un secondo - ma se ne fregano perché vogliono fare soldi». «Non lo puoi neanche lasciare fuori - ha detto Marcella Pelati del Baluardo - l’operatore della sicurezza rischia più dell’ubriaco. Dobbiamo svolgere un compito non nostro: dobbiamo fare prevenzione, a volte soccorrere persone che stanno male nel locale e magari non hanno consumato lì». «Il binge drinking (cioè l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve), non avviene di solito nei locali - ha spiegato Mirco Pedretti, coordinatore di zona Arci - ci sono problemi aperti: non esiste mobilità da altri Comuni, l’alcoltest in farmacia non è lo stesso di quello usato dai vigili urbani».

L’incontro aveva come tema “Il piacere del rischio e il rischio del piacere”. Alcuni esperti dell’Ausl di Modena hanno spiegato perché per i minori “il massimo è zero”. «Gli enzimi che degradano l’alcol non si sviluppano a sufficienza prima dei diciotto anni - ha spiegato il dottor Gaetano Farina, psichiatra - dire “alcol zero” prima non è punitivo, ma è un fatto clinico». Incluso l’alcol nel gruppo di sostanze nocive e che creano dipendenza, il medico ha sfatato alcuni miti. «Non è vero che “fa bene bere quando fa freddo perché riscalda” - ha detto lo psichiatra - anzi fa perdere calore dopo l’iniziale benessere». Di “balle colossali” ha parlato la psicologa Maria Rosa Morandi, aggiungendo che la parità di genere è “falsa” con il bicchiere in mano. «Bere lo stesso è un disastro - ha aggiunto l’operatrice - a parità di peso la donna deve bere la metà». La psicologa ha proposto etichette sulle bottiglie simili a quelle sui pacchetti delle sigarette. L’educatore Devis Ghidoni ha invitato a “cercare il proprio stile”, rimarcando che «dare il buon esempio è sicuramente il miglior consiglio».

L’impegno sul tema deve proseguire. Lo dimostrano le cifre (aggiornate al 15 aprile) dell’ultima ordinanza per i gestori. «Abbiamo effettuato 458 controlli - ha detto Susanna Beltrami, ispettore della Polizia Municipale - riscontrando 42 violazioni all’ordinanza, irrorando 23 sanzioni per ubriachezza molesta e una per somministrazione a minori». «Ancora un 11% dei contatti rischia rimettendosi al volante - ha riconosciuto Sergio Ansaloni, responsabile del progetto Buonalanotte - la sensibilizzazione è aumentata, ma è più difficile per quelli che hanno bevuto di più. Rivedremo il Manifesto della notte responsabile, coinvolgendo l’Ausl al tavolo». «È il momento di aggiornare le carte - ha detto Giulio Guerzoni, assessore alle Politiche giovanili - occorre agire sia sulla formazione sia sul controllo».

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