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«Ora Maksim è come fosse nato nella mia pancia»

di Chiara Tassi
«Ora Maksim è come fosse nato nella mia pancia»

Stefania Fava racconta la sua esperienza di mamma: «Un cammino lungo, difficile, intenso ma fantastico»

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«Non l'ho sentito subito mio, come invece è stato per mio marito, ma ora Maksim è sangue del mio sangue proprio come fosse nato dalla mia pancia». È la storia di una mamma che ha girato il mondo per incontrarlo, che si è sottoposta - insieme al marito - a visite mediche interminabili e ad altrettanti interminabili iter burocratici, i complimenti proprio voglio farglieli.

«Io e Luigi ci siamo sposati nel 2005 e dopo circa un anno abbiamo iniziato a cercare un bambino che però non arrivava. Da lì ha preso il via tutta una serie di analisi, esami, tentativi di fecondazioni che mai andavano a buon fine e così abbiamo deciso di cambiare percorso e guardare all'adozione -racconta Stefania Fava, 39anni, di Modena - Nessun corso, per quanti tu ne possa seguire, ti spiegherà mai che cosa significa intraprendere un cammino come questo: i corsi possono darti spunti di riflessione, farti avere un quadro generale di quel che accadrà, ma mai, mai, si è preparati a quel che si andrà a vivere».

La parte burocratica è da sempre quella più “temuta” dalle coppie che avviano una pratica d'azione, e Stefania lo conferma: «Ci sono tanti, infiniti documenti da compilare. Ed è vero, i passaggi burocratici sono lunghi e snervanti, ma per me il momento più difficile è stato quando io, mio marito e Maksim siamo rientrarti dalla Russia e siamo diventati davvero famiglia: nonostante fosse piccolo - aveva 3 anni, quando l'abbiamo portato a casa con noi - credo che ci abbia impiegato un paio di mesi per buttar fuori tutta la rabbia che aveva dentro: era ingestibile, intrattabile, urlava, piangeva. Lo chiamavo “Proiettile impazzito” e nonostante credo sia stato proprio in quel periodo che si è creato tra me e lui un legame davvero forte, la gestione della quotidianità era diventata molto pesante. Poi, col tempo, tutto è migliorato: Maksim è ancora oggi un bimbo vivace, ma fa parte del suo carattere solare. Ora però, col tempo e tanto lavoro di tutti sa gestire i propri sentimenti e le proprie emozioni».

Ma che cosa consiglia, Stefania, alle coppie che intendono intraprendere il percorso dell'adozione? «Non si tratta di un cammino facile, quindi le coppie che decidono di tentare questo percorso devono sentirsi molto complici in quello che stanno facendo, perché gli ostacoli ci sono, e continuamente. Se però si è convinti di quel che si sta facendo, allora bisogna andare avanti a testa bassa, senza farsi spaventare - continua Stefania - Altra cosa molto importante è quella di pensare non solo al bambino ideale che dopo tutta questa fatica si vuol stringere tra le braccia, ma anche al bambino reale che arriverà, e che può essere molto diverso».

Per prendere coscienza degli ostacoli che possono porsi sul cammino dell’adozione sono tante le associazioni e gli enti che organizzano corsi di formazione destinati alle future famiglie adottive. Stefania ed il marito si sono affidati a Nadia Onlus, un’associazione di volontariato - con sede anche a Carpi - dal 2000 inserita anche nell'albo degli Enti autorizzati per lo svolgimento delle pratiche di adozione internazionale. «Incontrare persone che come te stanno compiendo lo stesso cammino aiuta a non sentirsi soli e soprattutto a capire che le paure, le incertezze, le emozioni contrastanti che si vivono lungo il percorso sono normali. I dubbi esistono per tutti genitori, e quelli adottivi non fanno eccezione». «Il percorso è stato duro, il cammino lungo e non facile - conclude Stefania - ma ora siamo felici, felicissimi, e stiamo valutando l'idea di una seconda adozione». Per info: Nadia Onlus - Sede operativa di Carpi Tel. 335 1284256 - nadia.emilia@nadiaonlus.it

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