Un ospedale “sperimentale” tra gestione pubblica e privata
Dieci candeline per il nosocomio che serve il bacino degli otto comuni del comprensorio ceramico Nell’ultimo anno sono stati eseguiti 8174 interventi chirurgici e 193mila interventi ambulatoriali
SASSUOLO. Nato dopo una lunghissima gestazione, figlia di una programmazione che ne stava progettando due a meno di dieci chilometri di stanza tra loro, l'ospedale di Sassuolo, che festeggia quest’anno i suoi primi dieci anni di vita, si conferma ancora come il “fiore all’occhiello” della sanità regionale, che ha messo gli occhi proprio sulla struttura di via Ruini per un cambiamento epocale a livello di contenuti e filosofia di cura. Oltre 40mila metri quadrati di superficie, 250 posti letto, 700 operatori e 17.599 ricoveri (registrati nel 2014, con 4.56 giorni di durata media di ricovero), ne fanno una struttura snella e per certi versi appetibile da ogni punto di vista. Appetibile anche da investitori privati lungimiranti e con una filosofia imprenditoriale votata al sociale; dagli utenti, che scelgono un nosocomio pubblico che gode della professionalità privata nella gestione quotidiana (una volta si chiamava “sperimentazione”) apprezzata a tal punto da attirare professionisti e utenti anche da fuori regione. L'ospedale di Sassuolo è al servizio di un distretto ampio, che comprende 8 Comuni (oltre la capitale della ceramica, anche Fiorano, Formigine, Maranello, Prignano, Montefiorino, Frassinoro e Palagano) che contano complessivamente oltre 105 mila abitanti, dei quali oltre 10 mila con più di 75 anni. La grande capacità di “cambiare in corsa” e la professionalità dei suoi medici e operatori negli anni, ha portato il nosocomio sassolese ad essere designato come punto di riferimento, per alcune discipline, anche dei territori di Pavullo e Vignola, dove vi sono strutture locali. I dati dell'ultimo anno sono particolarmente significativi: i ricoveri ricordati sopra hanno comportato 845mila giornate di degenza; sono stati eseguiti complessivamente 8174 interventi chirurgici e 193 mila interventi ambulatoriali; le nascite sono state 1322, gli accessi al pronto soccorso quasi 38000, con 273 codici rossi e 6330 codici gialli. I 700 operatori ricordati prima sono suddivisi in 177 tra medici, biologi e infermieri di primo grado; 436 tra infermieri di base, ostetriche, tecnici e operatori socio sanitari. Con le gestione quotidiana affidata al privato (adesso il socio con il 49% è Atrikè, mentre il 51% resta all'Usl di Modena) la parola chiave è stata sempre ed ancora è al primo posto della filosofia del consiglio di amministrazione, l'innovazione. Questo termine ha portato negli anni, fin dalla nascita, a scelte avveniristiche, sia costruttive che cliniche e tecnologiche. Di recente una di queste scelte, su indicazione diretta della Regione, è stata quella del cambiamento del modello organizzativo interno, che ha visto il passaggio all'intensità di cura. Si tratta dello stravolgimento del modo di pensare l'ospedale tradizionale, per reparti, per settori, per discipline. A Sassuolo da qualche mese è il paziente al centro di tutto ed attorno a lui girano professionisti, infermieri, macchinari. La struttura è stata riorganizzata e, come si può leggere a parte, i reparti ricevono i pazienti a seconda della loro gravità ultrapatologica. Un ricoverato che ha complicazioni di vario genere andrà nella “zona rossa” e in quel reparto arriveranno medici e infermieri delle varie specialità. Gli altri colori, poi, individuano le patologie meno gravi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
