Frattura al piede ed embolo fatale: ortopedici assolti
Si era fratturata il mignolo del piede davanti a casa per una banale caduta sul ghiaccio. I due ortopedici l’avevano curata. Tre giorni dopo però è stata male d è improvvisamente deceduta davanti ai...
Si era fratturata il mignolo del piede davanti a casa per una banale caduta sul ghiaccio. I due ortopedici l’avevano curata. Tre giorni dopo però è stata male d è improvvisamente deceduta davanti ai familiari esterrefatti. In seguito si è scoperto che la causa del decesso era da ricondurre a un’embolia polmonare. I medici dovevano prevederlo, in base alle loro cognizioni cliniche? Dovevano forse prescriverle un anticoagulante? Queste erano le domande al centro del delicato processo che si è concluso ieri mattina in tribunale e che aveva da un lato come imputati i due ortopedici che avevano in cura la paziente deceduta: uno “strutturato” e una specializzanda del Policlinico difesi dall’avvocato Andrea Mattioli; e dall’altro, la parte civile, i familiari della vittima - Carmela Lombardo, 51enne palermitana residente a Modena - assistiti dall’avvocato Alessandro Sivelli. Il giudice ha dato ragione alla difesa sentenziando l’assoluzione dall’accusa di omicidio colposo perché il fatto non costituisce reato.
La vicenda risale al 15 dicembre 2009. Carmela Lombardo scivola davanti a casa su una lastra di ghiaccio e si frattura il mignolo del piede sinistro. Il dolore la spinge a recarsi al pronto soccorso del Policlinico. Le lastre evidenziano una frattura e la paziente è affidata ai due ortopedici. Questi steccano il mignolo con il quarto dito e le prescrivono un antidolorifico, se mai avesse male. Ma tre giorni dopo, a casa in convalescenza, la 51enne muore improvvisamente dicendo solo al compagno: «Mi sento soffocare». Infatti, l’autopsia evidenzierà un embolo polmonare. Come è possibile?Nel corso delle indagini si è appurato che i due medici non avevano prescritto l’eparina, un anticoagulante, per evitare trombosi ed embolie.
Eparina che secondo la difesa, non era da prescrivere. Inoltre, la difesa a sottolineato alcuni fatto che secondo i medici erano importanti in questa vicenda: la paziente era sovrappeso e prendeva la pillola anticoncezionale, pillola che aumenterebbe i rischi di embolia. Un fatto controverso, contestato dalla parte civile. Secondo i familiari, al contrario, i medici sotto accusa non avevano valutato accuratamente i rischi e non avevano fatto l’anamnesi. Il giudice ha accolto la tesi della difesa.
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