Gazzetta di Modena

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Le mille lacrime di Finale per l’addio a don Ettore

di Francesco Dondi
Le mille lacrime di Finale per l’addio a don Ettore

Il funerale del parroco si chiude con una promessa: «Ristrutturiamo il Duomo» Tanta gente alle esequie in piazza per ricordare la sua bontà e i 44 anni di lavoro

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FINALE. Ci sono le lacrime di don Roberto Montecchi, che per nove anni lo ha affiancato e dell’amministratore diocesiano monsignor Giacomo Morandi; la tenacia di don Daniele quando promette che ristrutturerà il Duomo; il volto straziato di don Luca; i 50 sacerdoti che occupano le prime file; le suorine vestite di nero; i due cori che si uniscono; i pantaloni giallo fluorescenti della protezione civile che distribuisce acqua per contrastare la calura; i palloncini bianco-azzurri dei bambini del Sacro Cuore; le polo blu dello Junior Finale; le associazioni caritatevoli che ruotavano intorno a lui.

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Ecco le istantanee dei funerali di don Ettore Rovatti, morto lunedì a 81 anni dopo 44 passati a Finale come parroco. La sua città gli dice addio in piazza Garibaldi, riempita da oltre mille persone, accanto alla chiesa inagibile della Buonamorte, sotto un sole estivo che però non scoraggia nessuno. I fedeli vogliono esserci tutti, ma a rendono onore al don che ha cambiato il senso di comunità e di collettività c’è anche il mondo laico e quello delle altre religioni. Tra la platea prendono posto i rappresentanti delle comunità musulmana ed ortodossa, a cui don Ettore ha dato dignità e credibilità, ritenendoli da subito interlocutori veri. «Perché - ricorderà poi don Roberto - mi ha insegnato ad avere sempre fiducia nell’uomo. Non partiva mai con delle preclusioni e questa è una delle sue qualità migliori, che porterò sempre dentro di me».

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Monsignor Morandi, invece, parla di carità e ricorda don Ettore “come padre, amico e fratello”. E mentre ne esalta il lavoro di storico, non risparmia una frecciata, ripensando alla disponibilità che il parroco ha sempre mostrato verso ogni interlocutore: “attraverso il tuo esempio abbiamo bisogno di promuovere la fraternità anche tra i componenti della nostra Diocesi”. E poi c’è il terremoto: «Avevi un temperamento risoluto e deciso - ricorda l’amministratore diocesiano - e ne sanno qualcosa i vigili del fuoco che tentarono invano, dopo le scosse, di farti lasciare la canonica». Un assist, quello per l’amore verso le sette chiese finalesi, che raccoglie poco dopo don Daniele, colui che fino ad una nuova nomina dovrà reggere la parrocchia locale. «Il futuro prossimo è iniziato lunedì e ci porta a dover tenere in piedi questa “baracca”; il futuro remoto è invece realizzare il suo ultimo desiderio: riaprire il Duomo».

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Gli applausi si sprecano, il simbolo della fede è lì, ancora ferito e sorretto dalle impalcature. Il corteo funebre lo sfiora e nessuno può fare a meno di non guardarlo. «Ne avevamo parlato anche la settimana scorsa - ricorda il sindaco Ferioli - Dobbiamo andare avanti, ma con gli insegnamenti che il don ci ha trasmesso in tutti questi anni».

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