«No alle deleghe alla Regione»
Balugani, assessore all’agricoltura dell’Unione: «A rischio l’ufficio territoriale»
ZOCCA. Le deleghe sull'agricoltura ritornano alla Regione? Sembrerebbe oramai una certezza. A denunciare il fatto è il preoccupato sindaco di Zocca, Pietro Balugani, il quale è anche assessore all'agricoltura dell'Unione Terre di Castelli. «Al peggio - spiega con forte rammarico Balugani - non c'è mai un limite. Siamo, infatti, alla vigilia di nuove decisioni regionali conseguenti al superamento delle Province. Sembrerebbe che la Regione sia fermamente intenzionata a riprendersi tutte le deleghe sulle politiche agricole, comprese quelle che erano state trasferite alle Comunità Montane prima e alle Unioni in seguito, per cui adesso rischiamo di perdere anche l'ufficio agricoltura dell'Unione Terre di Castelli che ha sede presso la ex Comunità Montana a Zocca, allontanando dai cittadini servizi fondamentali». E questo proprio nel momento in cui sta per partire il nuovo Piano di Sviluppo Rurale 2014-2020 che sarà la grande opportunità di risorse pubbliche disponibili nei prossimi anni e che, secondo il primo cittadino di Zocca, «potrebbe consentire un sensibile rilancio dei territori montani, ma che potremmo rischiare di comprometterlo proprio a causa di queste discutibili scelte della Regione. Il Psr è un'importante opportunità che richiederà il massimo delle nostre capacità intese come istituzioni locali, associazioni ed imprenditori e non aver vicino sul territorio il servizio pubblico di riferimento costituirà sicuramente una penalizzazione». Balugani aggiunge, quindi, che «invece di togliergliele, si sperava che venissero attribuite in modo completo e definitivo alle Unioni dei Comuni per consentire loro finalmente di mettere in campo una politica di settore di cui si avverte molto l'esigenza». Il risultato dei cambiamenti potrebbe, così, essere quello del ritorno agli uffici provinciali dell'agricoltura della Regione, con un allontanamento dei centri pubblici di confronto fra tecnici associazioni e cittadini. «L'agricoltura in montagna - dice ancora Balugani - è da sempre in grande difficoltà per le difficili condizioni ambientali: dalla tipologia delle aziende ai maggiori costi, in confronto a quella di pianura, rischia sempre più la marginalizzazione, nonostante l'elevata qualità dei suoi prodotti, alimentando l'esodo dei giovani e fenomeni di un nuovo urbanesimo». Tutto ciò, sempre secondo l'assessore all'agricoltura dell'Unione, «a seguito di scelte politiche nazionali come il superamento delle Comunità Montane prima e delle Province poi. Quest'ultime sono state depotenziate e vanno verso il loro superamento senza che prima fosse definito un nuovo modello istituzionale. Questi provvedimenti di riassetto istituzionale hanno ridotto le potenzialità e impoverito le prospettive della montagna». Balugani ci tiene, infatti, a sottolineare che «con il superamento delle Comunità Montane la montagna ha perso progettualità e capacità di programmazione degli interventi volti al suo sviluppo. La Provincia da sempre ha costituito per i comuni piccoli il referente capace di dialogare con le Regioni e lo Stato per una equa ripartizione delle risorse, quindi una camera di compensazione con le realtà forti rappresentate dalle città».
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