Consenso informato? Magari
La firma su un modulo presentato magari prima dell’operazione
«Firmi qui». L’invito raramente arriva da un medico, quasi mai dopo un’adeguata spiegazione, senza la stampella di difficili termini medici. Così finisce che il consenso informato, che dovrebbe essere la base di partenza prima di ogni intervento chirurgico o trattamento invasivo, finisce per essere presentato come una fastidiosa incombenza richiesta dalla burocrazia sanitaria. Un modulino, l’ennesimo, con una firma magari richiesta dall’infermiera ai piedi del letto, poco prima di entrare in sala operatoria. «Di segnalazioni di questo tipo ne abbiamo a decine - commentano al TdM - Più in generale c’è tutto il capitolo della comunicazione con i pazienti che è un grande buco nero quando c’è un’emergenza. Prendiamo il caso più frequente, di quando si segnala un disservizio oppure un problema. Bene, per legge le risposte dovrebbero arrivare entro trenta giorni e invece i tempi sono dilatati per mesi. Come niente si arriva ai 180 giorni, per sentirsi rispondere con spiegazioni che non c’entrano nulla con la questione che viene messa sul tavolo della direzione sanitaria o del reparto. Anzi, capita persino che dopo aver letto le nostre segnalazioni ci si dica che gettiamo ombre su un servizio o su una struttura. Ma si può?»
Spallucce, attese lunghissime anche per chi chiede solo di sapere cosa deve fare durante l’attesa della visita specialistica. Cambiano i nomi dei reparti ma le situzioni sono grosso modo le stesse. Il Policlinico è, comprensibilmente, il più bersagliato. Lì infatti c’è il maggior numero di reparti con cure ad alta specializzazione che raccolgono i casi non risolti altrove. E i problemi si moltiplicano. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google