Malati, un’odissea tra guasti e sbagli
In un anno 430 segnalazioni, 40 denunce per risarcimento. Personale sempre più scarso, difficile l’assistenza quotidiana
In neanche dieci anni le segnalazioni della “malasanità” modenese sono quasi dimezzate ma i problemi della sanità quotidiana sono rimasti gli stessi, inalterati nella loro gravità.
È questa l’amara conclusione a cui arrivano i responsabili del Tribunale dei Diritti del Malato (TdM) e di Cittadinanza Attiva che hanno presentato il bilancio delle attività per il 2014. Nell’anno appena passato le segnalazioni sono state 430 e vanno dalle denunce per interventi completamente sbagliati, finiti con 40 richieste di risarcimento, agli scavalcamenti nelle liste d’attesa sempre troppo lunghe e ai silenzi senza certezze nei lunghi mesi che precedono le visite specialistiche. Nel 2005 le richieste d’aiuto furono 702: molte prima e poche adesso? Dipende dai punti di vista . In questi anni sono cresciute enormente le cause, anche giudiziarie, da parte di privati cittadini che si sono mossi con i loro legali o da coloro che in numero sempre maggiore si rivolgono alle associazioni dei consumatori.
Dal loro ufficio che ha sede all’interno del Policlinico, i vertici del Tribunale dei Malati hanno potuto tastare il polso alla qualità delle cure, alla loro appropriatezza e soprattutto al dialogo tra medici e pazienti, spazzato via ormai dalla paurosa scarsità di personale che finisce per far saltare le coronarie agli stessi camici bianchi. «Non mancano le eccezioni positive, i pazienti soddisfatti dall’umanità e dall’efficienza dei trattamenti ricevuti - riassume Michele Surano, presidente del TdM - Ma la realtà complessiva non è confortante. Quello che abbiamo toccato con mano, ogni giorno, è la pressione dei sanitari per convincere i pazienti a non denunciare i disservizi; questi ultimi, che sono sempre i più ricattabili perchè ricevono le cure, si rinchiudono nel silenzio per paura di ritorsioni e siduciati sull’esito delle loro segnalazioni. E invece il loro apporto sarebbe fondamentale».
La raccolta di disservizi e guasti raccolta dal TdM è comunque già sufficiente a descrivere una piccola galleria di errori e orrori.
C’è chi denuncia di non essere stato informato a sufficienza sui rischi di un intervento chirurgico e si è poi ritrovato con un embolo che ha portato all’amputazione delle dita dei piedi e a un esaurimento nervoso di cui non si vede la fine. La denuncia dei tempi d’attesa, che durano mesi tra la prenotazione e la fissazione della visita specialistica. Parlare di tempi infiniti, secondo il Tdm, non è demagogia visto che a centinaia i pazienti fanno la fila al Cup per sentirsi rispondere che le prenotazioni sono esaurite sino a fine anno, anche se è solo nei primi mesi del 2015. «In questo modo - s’indigna Surano - si spinge la gente a rivolgersi alla sanità privata, a pagamento. Eppure la legge regionale prescrive chiaramente questo non è possibile. Vietato, chiaro?»
Si ritorna, come sempre, alla continua riduzione del personale, portato sotto la soglia minima di funzionalità. E tutto si scarica sulle spalle dei pazienti con il pretesto dei bilanci; una donna che doveva effettuare una colonscopia si è vista prenotare la visita dopo 616 giorni dalla richiesta: con la mediazione del TdM sono stati 450 contro i 60 giorni massimi previsti dalla Regione. E ancora: una risonanza magnetica richiesta nel marzo 2014 è rimasta senza risposta sino a novembre dello stesso anno. Solo a un mese dal Natale allo sportello del Cup hanno avuto modo di dare una risposta: «Non abbiamo più posti per quest’anno e non sappiamo cosa fare».
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