Visita: donna denuncia violenza sessuale
Il medico è stato subito sospeso dalla struttura privata dove lavorava: «Una misura cautelare»
«Mentre il medico mi stava effettuando una visita specialistica ha cercato di abusare sessualmente di me»: è questa la denuncia shock contenuta in un esposto sottoscritto da una donna che il Tribunale del Malato ha voluto rendere pubblica. Dati identificativi? Ovviamente nessuno, per rispettare la riservatezza della donna: ma la querela è stata firmata ed è stata presentata sia alla magistratura che alla struttura sanitaria privata in cui operava il camice bianco.
Il medico è stato immediatamente sospeso dall’ambulatorio in cui operava da parte del direttore sanitario: «Una misura cautelare - hanno spiegato i responsabili del TdM che hanno inoltrato le denunce - che abbiamo voluto inoltrare anche all’Ordine dei Medici competente per provincia». Sino a oggi però il sodalizio professionale a cui il medico accusato è iscritto - e che non è quello di Modena - non ha fatto sapere nulla.
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A fronte di una denuncia penale vera e propria però ci sono altre situazioni di confine in cui lo stesso TdM preferisce evitare il ricorso alle aule di giustizia ma parla di vere e propria «illegalità» sull’utilizzo continuativo dei medici specializzandi nell’assistenza ai pazienti al posto dei medici assunti in via definitiva.
«Negli accordi tra ateneo e Ausl - spiega Surano - è scritto a chiare lettere che il medico in formazione specialistica svolge personalmente procedure e attività assistenziale sotto il diretto controllo di personale medico strutturato, il cosiddetto tutor. Invece, da nostre segnalazioni risultano, oltre a presunti errori di diagnosi, anche altre situazioni. Il referto rilasciato dallo specializzando, in base agli accordi tra università e Policlinico, deve riportare la sua firma e il suo timbro e deve essere controfirmato dal medico strutturato. Bene, che accade se il giovane medico in formazione ha un dubbio per la diagnosi e la terapia? Si consulta sempre con il suo medico di riferimento e che fa da garante? È una consuetudine, quella di usare specializzando in assenza di medici strutturati, che sfocia nell’illegalità: il paziente infatti paga il tcket per una prestazione effettuata da un operatore non qualificato».
Il caso limite è quello descritto nella relazione di accompagnamento al bilancio delle attività per il 2014. «Sono stato sottoposto a nove sedute specialistiche e non sono mai stato trattato adeguatamente dai medici in formazione specialistica, sbagliando l’intervento e successivamente diagnosi e terapia». (s.c.)
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