Gazzetta di Modena

Modena

Acquitrino di via Murazzo zanzare tigre e proteste

di Saverio Cioce
Acquitrino di via Murazzo zanzare tigre e proteste

Nell’area della ex Smalti al posto dei capannoni demoliti acqua, alghe e rifiuti Petizione delle mamme all’asilo: «I nostri figli tornano a casa coperti di pustole »

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Se non fosse per le case e i capannoni abbandonati tutti intorno, a due passi dalla via Emilia, anche gli anatroccoli potrebbero pensare di essere in una magnifica area umida.

Il canneto che fa da corona al lago tra via del Murazzo e via Dino Campagni sarebbe una splendida area umida, con tanto di fiori e piante spontanee. E di zanzare di ogni razza e specie che lasciano i loro segna sulle braccia e le gambe di residenti e di chi deve lavorare nella zona. Chi ha deciso di dire basta sono state però le mamme dell’asilo di via Costa che hanno raccolto in pochi giorni 250 firme in una petizione che chiede a Comune e Ausl di intervenire per cancellare gli accumuli d’acqua che fanno da incubatore per gli sciami di insetti.

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«I nostri figli non possono uscire a giocare in giardino perchè sono bersagliati dalle punture di zanzare - protesta Martina Malagoli Lanzoni, madre di due bimbi piccoli e coordinatrice della petizione - Ogni giorno è la stessa storia. Quando si torna a casa bisogna mettere la crema su bolle e rigonfiamenti». «È una situazione che è stata già segnalata da tempo - aggiunge un’altra mamma, Rita Bianchi - Mi chiedo cosa debba succedere ancora per intervenire. Capisco che la bonifica non sia semplice visto che l’area è sequestrata per un fallimento, ma non si può vivere con una palude sotto casa».

Per essere un acquitrino ha dimensioni di tutto rispetto: quattromila metri effettivi, quasi l’equivalente di un campetto di calcio.

L’area è contenuta nella superficie della ex Smalti Modena srl, una vecchia ditta che ha chiuso definitivamente i battenti. Nel 2007 furono abbattuti i capannoni e un’impresa costruttrice di Scandiano, “I Collicchi spa”, avviò i lavori per costruire 28 appartamenti per una superficie di 2100 metri quadrati con l’opportunità di aggiungere altri 1500 metri di insediamenti produttivi.

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Quello che doveva essere un redditizio quartierino residenziale, a due passi dalle sedi dell’Inail, dell’Acer e dagli uffici comunali di via Santi, si rivelò un flop. Per ragioni ancora oggi misteriose l’impresa costruttrice avviò gli scavi nel sottosuolo dopo la demolizione ma si fermò e chiuse il cantiere. Tutto fermo dal 2007.

«Immediatamente si è formato quell’acquitrino - racconta Patrizia Scantamburlo, che abita di fronte all’acquitrino da sempre - Assieme ai nostri vicini abbiamo documentato, fotografato, scritto e raccolto firme per coinvolgere tutte le autorità sanitarie e amministrative. Ma ci siamo trovati di fronte a un muro di gomma, nessuna risposta definitiva e nessun intervento concreto. Ogni tanto viene fatto un taglio delle canne e poi tutto torna come prima. Qui non si può vivere».

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Anno dopo anno, grazie all’acqua pulita che sgorga dal sottosuolo, la palude è diventata florida, ricca di cque che però in poco tempo imputridiscono. Dopo anni di proteste solo negli ultimi giorni, in coincidenza con la petizione, si è scoperto che esiste un pozzo sotterraneo che continua a pompare acqua. Una circostanza da verificare: ma sotto terra non c’è magari qualcos’altro che ha spinto la ditta costruttrice a scappare dopo aver iniziato i lavori?

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