La bufera Cpl sui fornitori: 4mila posti sono a rischio
Cna denuncia le ricadute sull’indotto per la paralisi che investe la cooperativa Dopo 45 giorni Casari continua a non collaborare e il giudice lo lascia in carcere
Non ci sono soltanto i 1800 addetti di Cpl a temere per il posto di lavoro alla luce delle difficoltà evidenti della cooperativa dopo la bufera giudiziaria sugli ex vertici societari e la conseguente esclusione dalla white list. I timori, infatti, si allargano a dismisura anche tra le migliaia di fornitori.
«In allarme, per il futuro della Cpl, non ci sono solo i dipendenti della cop, ma un’intera comunità. Legati all’attività della Cpl, infatti, c’è una filiera lunghissima, sia dal punto di vista geografico che numerico: non esageriamo se parliamo di un migliaio di imprese che hanno relazioni commerciali con la cooperativa, per circa 4mila addetti, ovviamente concentrati nell’Area Nord - scrive Cna - apprezzando la strategia del commissariamento degli appalti - Ma è necessario fare in fretta perché il rischio, infatti, è quello di mettere in secondo piano le difficoltà di tante piccole imprese, a diverso titolo alle prese con le difficoltà legate alla giusta volontà di controllare le infiltrazioni malavitose. Pensiamo soltanto ai tempi richiesti per l’iscrizione alla white list, o alle difficoltà di incasso delle competenze a causa della lentezza con cui vengono erogati i contributi per la ricostruzione».
Una sollecitazione a riammettere Cpl in white list arriva anche dalla Cisl. «Non si può far chiudere un’azienda perché alcuni dirigenti sono accusati di comportamenti illeciti - afferma Domenico Chiatto della segreteria provinciale - Poiché per mantenere i livelli occupazionali è necessario consentire la prosecuzione delle attività, condividiamo la decisione di Anac e prefettura di ricorrere al commissariamento generalizzato di tutti gli appalti pubblici. Del resto senza l’iscrizione nella white list la Cpl non ha alcuna possibilità di sopravvivere».
Intanto il gip Andrea Romito, dopo l’interrogatorio di garanzia, ha disposto che Roberto Casari resti in carcere a Modena per una detenzione che ha già superato i 45 giorni. Ha perciò bocciato la richiesta dei suoi legali di alleviare la misura cautelare, magari trasformandola, così come avvenuto per gli ex manager Rinaldi e Verrini, in domiciliari. La posizione del gip arriva dopo un interrogatorio durato 90 minuti, in cui l’ex presidente, pur rispondendo a tutte le domande, ha continuato a respingere le varie accuse mosse tanto che nel dispositivo si parla di una “condotta processuale” non collaborativa. I suoi legali, comunque, lunedì impugneranno la decisione o in Appello o al tribunale del Riesame, che ieri ha intanto trattato la posizione di Maurizio Rinaldi. La pronuncia sulla scarcerazione è attesa per oggi. (fd)
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