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Sede fasulla in Slovacchia Sotto inchiesta l’Atras2

di Felicia Buonomo
Sede fasulla in Slovacchia Sotto inchiesta l’Atras2

La Finanza accusa gli amministratori della ditta di trasporti: venti addetti in nero e guadagni occultati per avere contributi anticrisi ed evadere 659mila euro di Iva

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Formalmente aveva residenza all’estero, per la precisione in Slovacchia, ma di fatto operava a Sassuolo. È quella che in gergo tecnico viene chiamata società “esterovestita”. Così la definiscono dalla Guardia di Finanza di Sassuolo, che dopo lunghe indagini, ha scoperto che la società non ha dichiarato ricavi per oltre tre milioni di euro, ha evaso l’Iva per circa 650mila euro e in più aveva una ventina di lavoratori completamente in nero. L’azienda è l’Atras 2 di Sassuolo, fallita nel 2013 nella città delle ceramiche, con tanto di ben servito per una sessantina di lavoratori, per continuare ad operare nel pase dell’Est Europa.

«La società - spiegano dalle Fiamme Gialle - attraverso il fenomeno della esterovestizione ha omesso di dichiarare in Italia il reddito conseguito nell’esercizio della propria attività d’impresa, presentando le dichiarazioni dei redditi relativi agli anni compresi tra il 2011 e il 2012 nello stato di formale residenza fiscale, la Slovacchia, dove l’aliquota d’imposta applicata è inferiore a quella prevista in Italia. Ma la società slovacca altro non era che una mero recapito, privo di automezzi propri e di magazzini. E le decisioni effettive circa la gestione amministrativa nell’impresa estera, le tratte da seguire per la consegna delle merci trasportate, nonché gli automezzi utilizzati, venivano tutte prese dagli amministratori dell’impresa italiana».

Che tradotto significa che la società italiana aveva costituito un vero e proprio alter ego slovacco, con lo scopo di godere della minore e più favorevole tassazione sui redditi d’impresa, il minor costo della manodopera slovacca e di proporsi sul mercato a prezzi molto più competitivi dei concorrenti. Concorrenza sleale, viene definitiva, a danno degli operatori che al contrario operano nella legalità e rispetto delle regole. Quella slovacca era una vera e propria società fittizia, intestata a soggetti terzi, per dissipare ogni possibile collegamento con quella che era la realtà imprenditoriale italiana, che aveva sede legale a Sassuolo. I due amministratori dell’Atras 2, inoltre - hanno messo in evidenza le indagini della polizia giudiziaria - hanno volutamente dissimulato le commesse commerciali e i volumi d’affari per poter attestare, falsamente, lo stato di crisi aziendale in Italia e ottenere così il sussidio di cassa integrazione straordinaria, per un valore pari a 130mila euro.

Dopo due anni di indagini, dunque, la tenenza di Sassuolo ha denunciato i due amministratori per frode fiscale, omessa dichiarazione e false comunicazioni sociali, bancarotta fraudolenta e truffa aggravata finalizzata al conseguimento di erogazioni pubbliche.

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