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Progetto S. Agostino, attraversare un deserto

Enrico Grazioli
Progetto S. Agostino, attraversare un deserto

 A dieci anni dalla nascita del progetto, a non si bene quanto dall’avvio del cantiere, Modena continua ad avvitarsi nella discussione sul nuovo S. Agostino. Chi lo sostiene, lo ha...

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A dieci anni dalla nascita del progetto, a non si bene quanto dall’avvio del cantiere, Modena continua ad avvitarsi nella discussione sul nuovo S. Agostino. Chi lo sostiene, lo ha finanziato e lo difende (anche nelle aule del tribunale amministrativo) parla di Polo culturale. Chi lo osteggia lo sminuisce a semplice (si fa per dire...) trasloco di biblioteche. E poiché già e soprattutto su questo su questo non ci si intende né ci si vuole intendere, non ci si intenderà mai. Il partito del no giocherà tutte le sue carte per procrastinare o impedire la realizzazione dell’opera: muovendo da considerazioni che incrociano cultura e urbanistica, diritto e politica, incontrando lungo la strada il consenso di chi ha anche bisogno di un simbolo a cui opporsi per contrastare il “sistema” di potere che ha in mano le redini (e ciò che resta del portafoglio pubblico spendibile) della città.

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Ma di un simbolo, intorno a cui aggregarsi e ritrovare motivazioni, ha forse bisogno anche e proprio Modena. Per questo, senza entrare nella disputa da legulei, il limite dell’operazione S. Agostino finora sta forse proprio nel non essere riusciti a far condividere l’idea e il significato di un Polo culturale come luogo di convivenza moderna e insieme possibile motore di crescita: non solo di rigenerazione urbana e di riappropriazione di un pezzo cruciale di città. In quanto a valenza simbolica, emotiva, identitaria di un grande progetto basta mettere il naso a Reggio Emila per comprendere il peso che un intervento come quello di Calatrava legato alla stazione Mediopadana può avere e ha avuto negli anni. Il rischio della cattedrale nel deserto è sempre in agguato, ancora più insidioso in tempi di vacche magre e soldi da spendere con estremo raziocinio. Ma è nel deserto delle idee (e nella babele delle disquisizioni da salotto) che anche un gazebo può apparire un mostro. O Modena crede che oltre a motori e lambrusco (e tanto altro, per carità, sì...) può e vuole contare anche sulla cultura per ridisegnarsi un futuro che affonda le sue radici nella storia, oppure no. Ma questa doveva essere una scelta fatta 10 anni fa: un tempo lungo,lunghissimo. Anche per attraversare un deserto.

@engraz

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