Una notte speciale per grandi e per piccini È la più bella dell’anno
In giro tra negozi, spezieria, portici e piazze in una sera che sembra far vivere a chiunque un’atmosfera unica, quasi da paese dei balocchi
Tema: La mia città. Svolgimento: La mia città è Modena e quando non mi fa andare a letto presto è il posto più bello del mondo. Succede una volta all’anno, già sembra estate – però adesso non fa granché caldo - e la scuola è quasi finita. E’ la notte bianca. Si chiama così perché non è mai buio e nessuno va a dormire. Io vorrei che tutte le notti fossero bianche ma mamma dice che le cose belle devono essere rare altrimenti perdono il loro valore e diventano noiose. C’è in giro un sacco di gente, suonano tutti e tutti sono felici.
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Soprattutto la mia mamma che in via Taglio con i piedi sulla sabbia (ma Modena è sul mare?) prova vestiti e costumi. «Vieni – e mi ha preso la mano - andiamo alla boutique Lourdes,». Però io Lourdes me lo immaginavo diverso.
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LE SPEZIE DEI FRATI. «Ci sono gli sconti» e vedo che fa l’occhiolino a papà. Che invece non sembra tanto felice. Ma oggi abbiamo riso in continuazione e forse si è stancato. O forse non gli piacciono gli sconti. Siamo stati in quella grande chiesa che fa un po’ paura perché un mio amico ha sentito dire che una volta c’era un prete che prendeva a calci il diavolo. Si chiama Abbazia di San Pietro e lì hanno un chiostro del Rinascimento, l’aceto e le spezie.
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Come il pepe, il piper nigrum dice l’etichetta, che mi fa starnutire. Papà mi ha raccontato una storia da giù di testa. “Una volta, nella spezieria di San Pietro, si poteva trovare la Teriaca, un rimedio potentissimo contro i malanni. Bisognava catturare un vipera femmina incinta, tagliarle la testa e metterla a bollire con aromi, pane secco e oppio”. E allora, di nascosto dalla mamma che poi sennò si spaventa, noi due uomini siamo andati a caccia di vipere. Non le abbiamo trovate, e meno male perché i serpenti a me piacciono e mica voglio ucciderli, ma nell’acetaia ci siamo rifatti con degli assaggini di balsamico buonissimi. I miei “stuzzichetti” preferiti sono però gli spiedini di frutta con lo yogurt che ho mangiato prima da Massimo, il fruttivendolo della mamma che sta al mercato Albinelli, e il gnocco fritto del bar di Miky e Anna. Poi ho portato i miei genitori a costruire le farfalle con quello che le persone di solito buttano via. Però al laboratorio creativo del Museo di zoologia c’erano i bambini piccoli e io sono quasi grande.
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SULLA VETTA DELLA TORRE. Così ho sfidato il babbo: «Il primo che arriva in cima alla Ghirlandina non apparecchia la tavola per una settimana». Lui si mette a contare gli scalini e gli viene il fiatone, o forse fa finta. Urla: “duecento! Ho vinto io!” e si contorce e trema come il levriero che incontro ogni mattina quando vado a scuola. Io rido perché so che scherza ma una ragazza lo guarda preoccupatissima. Se mamma fosse qui e non avesse accompagnato la sua migliore amica a farsi tatuare un paguro sul polpaccio in Via Scarpa (a me hanno detto che prima dei diciotto anni il tatuaggio me lo scordo e magari anche dopo), a papà direbbe che è il solito giullare di corte.
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Ma poi riderebbe anche lei come una matta. E da quassù tutta la città sembra mezza matta, così piena, così rumorosa e contenta. “Questa sì che è musica. Solo le note del sax ti rapiscono il cuore per sempre”, strilla una signora con i capelli viola. Io lo so chi suona il sax in Corso Duomo, si chiama Simone e da grande voglio diventare bravo come lui. Anche in piazza Roma suonano ma non mi pare il sax. Lì ci abita la mia cugina preferita. E’ un po’ vecchia, ha già tredici anni, ma è bellissima. Pur di guardare fuori dalla finestra appiccicato a lei come un francobollo, sono disposto a tutto. Addirittura giuro solennemente di rifarmi il letto ogni giorno da qui all’eternità.
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I FAVOLOSI OTTANTA. «Colonne sonore degli anni Ottanta…wow!– mia zia spunta all’improvviso e mi prende un colpo - Gli Skambisti sono trash che più trash non si può. Mi sembra di tornare ragazza. Uno spasso». Sarà. Però io mi sono divertito di più ai giardini ducali con papà. Là sì che c’era un tipo davvero spassoso e anche un po’ strano, Don Pasta. Ma non è un prete. Lui cucina, parla di un certo Artusi che se non ho capito male è un suo vecchio amico e mette i dischi, quelli che non ci sono più.
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Trentatré giri in vinile…il nonno ne ha una collezione grandiosa e…Mamma! Sto ancora scrivendo, non posso andare a letto! Però se al posto della solita favola mi racconti come è stata la tua notte bianca poi vado a lavarmi i denti. «Oh tesoro, la mia notte bianca è stato un sogno di mezza estate, in realtà primavera inoltrata con rischio pioggia, tanto bello che neppure a Shakespeare sarebbe venuto in mente. Un sogno che inizia tra le braccia di Matilde di Canossa (chi è te lo spiego domani) e finisce qui, nei tuoi occhi di bambino.
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Che sono gli stessi di tuo padre mentre con le lacrime per il troppo ridere ti faceva da spalla comica in ogni angolo del centro e teneva a bada giovanissime schermitrici determinate a trasformarti in spiedino. Lo so che in via Canalino volevi fare lo sgambetto agli “omini” sui trampoli e che alla filatrice di sogni hai detto che i tuoi sogni sono già un capolavoro. Un giorno ci farai un film, vero?». Papà è uno spione, era un segreto. Comunque grazie ma’, è stata la più bella delle notti più belle. E grazie perché, quando mi addormento, mi correggi sempre i compiti. Tranquilla, non lo dico alla maestra. Li so tenere i segreti io.
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