Pistoni incalza sul Carani: «Ridare alla città il teatro»
Dopo il voto in consiglio il sindaco spinge per un accordo con la proprietà «Non vogliamo fare speculazioni. Valuteremo tutti gli interventi necessari»
«La priorità resta quella di restituire alla città il teatro, ma non possiamo farlo al buio o a scatola chiusa». Dopo il dibattito consiliare, che di soluzioni non ne ha portate, ma almeno ha prodotto un documento unitario sull’impegno a lavorare per la riapertura, il Comune di Sassuolo ribadisce che è essenziale trattare e trovare un accordo vero con la proprietà.
«Quando abbiamo firmato l’ordinanza di chiusura in seguito al crollo – spiega il sindaco Claudio Pistoni – avevamo già in programma un incontro con la proprietà per il rinnovo dell’affitto; incontro che, dopo aver contestato l’ordinanza, ricorrendo anche al Tar ma senza chiedere la sospensiva, la proprietà ha disdettato. Naturalmente, dopo la stima dei lavori necessari a riparare solamente la parte crollata nell’ottobre scorso, abbiamo dovuto disdettare il contratto d’affitto anzitempo. Un’amministrazione comunale non può disporre a proprio piacimento dei soldi dei cittadini e non potevamo continuare a pagare un affitto per un locale che sarebbe rientrato nella disponibilità della proprietà poco dopo il termine dei lavori, poiché il contratto d’affitto scadeva a luglio 2015».
L’amministrazione ha fatto tre proposte alla proprietà: l’acquisto della struttura a fronte di una permuta con altre proprietà immobiliari del Comune; la stipula di un contratto di affitto di durata almeno ventennale, con oneri di ripristino da scomputare nel calcolo del canone; la stipula di un contratto di affitto, con durata da definire di comune accordo, con oneri di ripristino a carico della proprietà. «Proposte che - prosegue il sindaco - la proprietà per iscritto non ha ufficialmente rifiutato, limitandosi a confermare la propria idea di un affitto di cinque anni che, per l’amministrazione, non può essere percorribile. Non vogliamo fare speculazioni economiche sulla riapertura del Carani, lo dimostra il fatto che nel bilancio abbiamo mantenuto la stessa cifra necessaria all’affitto. Vogliamo analizzare tutti gli interventi che sono necessari per la riapertura insieme alla proprietà e con l’aiuto della Commissione provinciale per il pubblico spettacolo. È un passaggio semplice e naturale che chiunque di noi farebbe prima di affittare un appartamento vedendo crepe nel soffitto del salotto. L’ultimo controllo risale al 2001, poi sempre rinnovato sulla base di autodichiarazioni. Non abbiamo agli atti la valutazione sismica imposta alla proprietà. Poi c’è il tema della vetustà dell’immobile, all’interno del quale non sono stati effettuati lavori da almeno vent’anni. Fatti questi passaggi potremo aver chiaro quale sia la spesa necessaria per riaprire al pubblico il teatro».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google
