Dove mi porti..? E quel sì echeggia ancora nel vento
Viola non capiva perché coprirsi così tanto Anche gli occhi: finché Simone svelò il regalo
di Maria Vittoria Melchioni
Era il giorno del 30° compleanno di Viola. Simone, il suo amore dai tempi delle superiori, da mesi stava pensando a come rendere indimenticabile quel momento. Una cena in uno dei più rinomati ristoranti della città. I biglietti per il concerto di Tiziano Ferro. Una giornata alla Spa sul lago di Garda che le piace tanto. Quelle scarpe che aveva visto in vetrina durante la loro consueta passeggiata del venerdì sera e che costavano come tutte e tre le cose messe insieme. Mille idee, gli passavano per la mente, ma nessuna in cuor suo sentiva essere quella giusta. Quella che avrebbe impresso per sempre nella memoria di Viola il ricordo del loro amore. Viola è architetto e lavora in uno studio a Bologna.
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Tutte le mattine prende il treno per la città delle Due Torri. Durante il breve tragitto, gli sms a Simone non si contano. “Sono in piedi anche stamattina, uffa!” - “C’è un caldo che non si respira” - “Come vorrei avere un elicottero che mi portasse direttamente sul tetto dello studio”- “Ecco sì, un elicottero che mi permetta di vedere panorami differenti dalle spalle di questo tipo qui davanti”. Simone è un designer. Ha ideato qualche pezzo per Ikea, ha arredato le case di quasi tutti i loro amici che si sono sposati. Poi le mansarde di quasi tutti gli amici maschi che sono ritornati single. È un freelance della creatività e purtroppo ha anche tanto tempo libero, tempo vuoto, tempo nel quale i pensieri si accalcano spesso senza trovare una vera e propria via d’uscita. Così, quella mattina, nella noia che segue l’uscita della sua fidanzata, scorrendo il display del suo iPhone nel rileggere i messaggi di Viola, le parole “elicottero”, “volo”, “panorami differenti” lo fecero scattare giù dal divano per catapultarsi al computer. Google. Google è, ai giorni nostri, l’equivalente della Fata Madrina di Cenerentola, capace di creare il tutto da una semplice richiesta. Ma Modena non è New York e non ci sono compagnie che organizzino voli panoramici sulla città, o perlomeno non c’erano fino a quel giorno. Come in un gioco di scatole cinesi, da una ricerca passava ad un’altra, da una pagina sulle escursioni aeree a quella sul pellegrinaggio a Loreto. In questo continuo saltare da un posto all’altro del cyberspazio, come un’apparizione divina ecco comparire sullo schermo un pop-up che si è rivelato per nulla fastidioso. “Vuoi provare l’ebbrezza di un volo in mongolfiera?” - recitava quella scritta gialla fluorescente che lampeggiava ad intervalli psichedelici. A scorrere ora sotto gli occhi del ragazzo, non erano più le annoiate lamentele dell’architetto pendolare, ma le indicazioni preziose su come poter organizzare un’indimenticabile attraversata aerea, senza meta precisa, in balia delle correnti. Viola arrivò a casa presto quel pomeriggio. Girando la chiave nella serratura, cercava di immaginare cosa ci sarebbe stato ad accoglierla al di là della porta. La casa invasa dai tulipani bianchi, i suoi preferiti. Oppure lo scodinzolio di un cucciolo. Oppure la grandissima shopping bag rossa che contraddistingue una delle più note boutique del centro. Una volta aperta con decisione la porta, per non lasciare più spazio alle divagazioni, Viola si trovò davanti Simone. In tuta. Peggio ancora. Con la giacca a vento nonostante si fosse in primavera inoltrata. «Ma? Amore… oggi è il mio compleanno…» - «Sì lo so. Mettiti la tuta anche tu. Non fare domande. E tira fuori il piumino. Ti servirà». Viola, che non era abituata ad un tono così autoritario, era sul punto di scatenare un inferno, ma una voce dentro di lei, forse solo la tremenda curiosità che stava provando, la fece desistere dal fare una scenata. Simone giocherellava con una lunga sciarpa nera. «Vieni qui amore, non avere paura, devi fidarti di me» - le disse prima di bendarla e renderla così completamente dipendente da lui. «Ma dove mi porti? Cosa vuoi fare?» - gli chiedeva lei con un misto di eccitazione e timore. Il tragitto in macchina non fu tanto breve. La benda sugli occhi iniziava a darle fastidio, ma cercò di placare la voglia di togliersela e far finire tutto quello strano gioco. «Eccoci, siamo arrivati. Alza una gamba, non fare domande, entra dentro e mettiti a sedere sul fondo» - Simone era abbastanza secco nel darle gli ordini su come dovesse muoversi, ma lo faceva più per non farsi scoprire, per non lasciare che l’emozione permettesse di fuoriuscire alle parole di gioia che in realtà voleva dirle. Un rumore assordante come di un aspiratore industriale fece sussultare Viola. Una stranissima sensazione come se il mondo si stesse ribaltando e lei stesse per ruzzolare fuori da qualsiasi cosa la stesse contenendo. Riconobbe il profumo di Simone che le si avvicinò così tanto per toglierle la benda. La luce era molto forte, gli occhi di Viola ci misero un po’ a mettere a fuoco il viso del suo fidanzato, che se ne stava lì, sorridente, con i capelli mossi dal vento. Il vento. Perché così tanto vento? Era un’afosa giornata di fine maggio quella. Viola si guardò intorno e realizzò di essere a bordo di una mongolfiera che stava voltando sulla nostra provincia, diretta verso l’Appenino perché era lì che i venti li stavano conducendo. Ma realizzò soprattutto che Simone era inginocchiato davanti a lei, con in mano l’unica scatola che, per una donna, può far dimenticare quella delle Louboutin. «Mi vuoi sposare Viò?» - E quel «sì» ancora si sente a distanza di tre anni dal loro matrimonio, nel cielo tra Modena e Reggio, o Modena e Massa, o Modena e Bologna…
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