Il dolore dei parenti: «Adesso è inutile sapere chi è il killer»
Il cugino Angelo Tabarroni: «Francesca era speciale Suo marito era un po’ chiuso ma si dedicava alla famiglia»
BOMPORTO. La famiglia Tabarroni è una dinastia storica di Gorghetto, conosciuta e stimata e appena saputo della tragedia buona parte del paese ha iniziato ad interrogarsi. E intanto i parenti più stretti si sono chiusi nel dolore. Buona parte di loro vive a pochi passi dall’abitazione del delitto, in un complesso di case nuove, di poco spostate rispetto alla Panaria Bassa. Al citofono rispondono cortesi, ma non voglio rendere pubblico il proprio dolore, affidando ad Angelo, cugino di Francesca, una sorta di commiato familiare.
«Lo so - dice l’imprenditore che gestisce un salone di bellezza - Quando si parla di persone decedute, soprattutto in circostanze simili, si dice sempre che siano magnifiche e che come loro non ce ne sono. Ma questa volta è proprio così, io e Francesca ci siamo spesso confidati, lei era una donna speciale, dall’altissimo livello culturale. Mi è stata molto vicina quando ho perso i miei genitori proprio perché lei ci era già passata. Si era laureata a Parma e ha dedicato la sua vita a due cose: l’insegnamento e la sua mamma. Era vedova da tempo e Francesca le è sempre stata vicino, magari sacrificando la sua vita privata per accudirla. Figurarsi che per tenerla in allenamento con la mente le proponeva ancora delle esercitazioni matematiche. Un atto d’amore continuo, che dimostra la bontà d’animo di mia cugina. Penso a lei e mi vedo davanti agli occhi una persona immensa, con una sensibilità unica e qualità rare al giorno d’oggi. La scelta di fare anche l’educatrice con i bambini disabili è soltanto un altro aspetto della sua unicità».
Angelo Tabarroni si sofferma un attimo sul rapporto tra la cugina e Francesco Grieco. «Erano sposati da anni e mai ho avuto la sensazione o mi è stato confessato che avessero problemi. Lui era una persona un po’ chiusa ma tutto sommato gentile. La mia famiglia non ha mai avuto problemi con quell’uomo anche se la differenza del livello culturale era evidente e forse a Francesca questo un pizzico pesava. Non era un grande comunicatore e lo si notava, ma tutto sommato era un limite su cui si passava sopra. Li avevo invitati a vedere la mia nuova casa perché la mia è inagibile dal terremoto ma non sono mai venuti. Eppure anche lui si era sacrificato per la suocera: so che la spostava tra le varie stanze e la accudiva soprattutto da quando era senza lavoro. Avevo consigliato loro un paio di persone per effettuare quantomeno le faccende domestiche, per alleviare il loro impegno. Perché la zia, pur avendo recuperato egregiamente dalla rottura del femore, era comunque anziana e quindi aveva bisogno di assistenza continua. In questo momento però non interessa né a me e né al resto della famiglia Tabarroni sapere chi ha ucciso mia cugina e la zia, ma ci tengo soprattutto a ricordarle come donne speciali».
Francesco Dondi
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