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Spese pazze, Aimi e Leoni ora rischiano il processo

di Stefano Luppi
Spese pazze, Aimi e Leoni ora rischiano il processo

Accusati di aver chiesto rimborsi regionali rispettivamente per 58 e 84 mila euro La magistratura chiede il rinvio a giudizio per loro a e altri componenti del Pdl

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Inchiesta “Spese pazze in Regione”: anche per gli esponenti modenesi del Pdl e consiglieri regionali Andrea Leoni ed Enrico Aimi è stato chiesto il rinvio a giudizio nell'ambito dei rimborsi della precedente Assemblea regionale Emilia Romagna, ma i due scelgono strade diverse.

Leoni, non più consigliere regionale, accusato di avere mal gestito 84mila euro di fondi pubblici, si chiude nel silenzio, mentre Aimi, tuttora consigliere regionale, dice di essere «tranquillo» relativamente ai 58 mila euro dei quali secondo la Procura di Bologna mancano le “pezze d'appoggio”. Aimi avrebbe detto che molti fondi li avrebbe spesi presso il club La Meridiana di Casinalbo di Formigine per pranzi e cene dettati da incontri politici e in ogni caso ha presentato una memoria difensiva in cui racconta il suo punto di vista sulla vicenda. Ora l'inchiesta della Procura bolognese relativa alle “spese pazze” sostenute in passato dai consiglieri dell'Emilia Romagna non risparmia proprio nessuno, da destra a sinistra e viceversa.

Per restare a Modena prima di Aimi e Leoni del Pdl, nei giorni scorsi era stato chiesto il rinvio a giudizio anche per gli ex consiglieri del Pd Matteo Richetti, oggi parlamentare “renziano” e Luciano Vecchi, ex assessore regionale ed ex parlamentare. Le ultime richieste dei magistrati bolognesi Morena Plazzi e Antonella Scandellari riguardano anche due rieletti del Pdl, appunto Enrico Aimi e Galeazzo Bignami, che grazie alla documentazione difensiva, si è visto ridurre di poco meno di 4mila euro i 39mila contestati. Molto altre le cifre per gli altri esponenti del centro destra: all'ex capogruppo Luigi Villani sono contestati 205 mila euro, a Luca Bartolini 89 mila euro, a Gianguido Bazzoni 67 mila, a Fabio Filippi 56 mila, a Marco Lombardi 70 mila, a Mauro Malaguti 53 mila, ad Andrea Pollastri 26 mila e ad Alberto Vecchi 40 mila euro. Rispetto ai 42 avvisi di fine indagine notificati nel novembre scorso a 41 consiglieri dei nove gruppi dell'Assemblea regionale (Pd, Sel-Verdi, Idv, Ln, M5S, Prc, Misto, Udc e Pdl) e a un'impiegata, sono dunque in tutto 40 le posizioni mandate al vaglio del tribunale bolognese. Solo due sono state, infatti, le richieste di archiviazione, per i consiglieri Pd Antonio Mumolo e Paola Marani. In casa Pd i rinvii a giudizio avevano destato non poche polemiche, soprattutto perché in precedenza era stata prima stralciata dall'inchiesta sulle spese pazze e poi archiviata, la posizione dell'attuale governatore Stefano Bonaccini anch'esso modenese. Richetti in particolare su Facebook era stato durissimo. scrivendo che «Apprendo che i pm della Procura di Bologna chiedono il mio rinvio a giudizio per la vicenda riguardante i gruppi consiliari della Regione. Per casi assolutamente identici è stata chiesta l'archiviazione. La mia situazione, dove non esistono spese “anomale” o riguardanti tipologie non consentite, ma anzi, tutte regolarmente autorizzate e rendicontate, viene messa nel calderone generale. Ho spiegato che i 5 mila euro spesi in circa due anni per attività riguardanti il mio mandato sono dovuti alla rinuncia e al risparmio legato alle scelte fatte da presidente dell'assemblea. Sono molto, molto tranquillo».

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