«Venite, mia suocera ha avuto un infarto...»
Ma all’arrivo del 118 Irene Tabarroni viene trovata con il cranio fracassato E al piano di sopra c’è la figlia, la maestra Francesca Marchi, strangolata
BOMPORTO. «Sono Francesco Grieco, chiamo da Gorghetto di Solara, c’è mia suocera in casa che non sta bene. Se potete mandare un’ambulanza...».
Ore 6.45 circa di ieri. C’è già luce quando l’ex guardia giurata ed ex portiere dell’Hotel Cardinal, 54 anni, chiama la centrale operativa del 118, dalla casa di via Padella 19, nella borgata costruita a ridosso del tracciato dell’antica ferrovia Sefta.
Passano pochi minuti e il 118 manda un’ambulanza dei volontari della Croce Blu, proveniente da un Comune limitrofo. Dell’equipaggio fanno parte tre persone. L’ambulanza svolta da via Panaria in via Padella, verso San Pietro, passa il ponte appena riaperto dopo la ricostruzione sul canale alluvionato e ci mette un po’ ad individuare la casa della famiglia Greco-Marchi, poco oltre le villette a schiera costruite anche quelle a margine della ferrovia scomparsa. Sulla porta di casa c’è Francesco, trasandato, stralunato, con la canottiera blu e le ciabatte. I sanitari sono convinti di doversi occupare di un sospetto infarto che ha colpito un’anziana.
«Entrate, mia suocera non sta bene...», avrà boffonchiato l’uomo. Il personale paramedico entra al pianterreno della casa e viene instradato in una stanza da letto ricavata al pianterreno, sul lato destro del corridoio. E la scena che si presenta non è quella di un infarto.
Irene Tabaroni, 92 anni compiuti a gennaio, è sul letto, vestita e con la coperta alzata. Ma sul volto rigato di sangue lo sguardo è assente. La donna presenta una profonda ferita da corpo contundente al capo. I volontari della Croce Blu le sentono il polso, che non batte. La donna è ben oltre il “rigor mortis”, ha cessato di vivere da ore. Forse più di un giorno.
Non c’è nulla da fare, e soprattutto la situazione è troppo inusuale. anche perchè, accerteranno più tardi i carabinieri del reparto scientifico, alle pareti della stanza sono ben evidenti schizzi di sangue. Qualcuno ha colpito la donna con violenza, con disperata determinazione.
Neppure il tempo di uscire dalla porta che Francesco Grieco, 53enne originario di Matera, accenna di non essersi accorto di nulla perchè ha dormito sul divano, e si fa sfuggire una frase che lascia intendere che anche la moglie sta... poco bene. Due dei sanitari salgono le scale della villetta danneggiata dal terremoto, riparata, nuovamente danneggiata dall’alluvione e nuovamente riparata. In cima alla doppia rampa di scale, sulla destra, c’è un’altra stanza. I sanitari entrano e scoperta e senza vestaglia, trovano sul letto matrimoniale un’altra donna. La maestra Francesca Marchi, 52 anni compiuti il 13 febbraio, non dà segni di vita.
I sanitari non notano segni di violenza, un po’ per la penombra un po’ perchè la situazione comincia a farsi inquietante. Le sentono il polso, e anche in questo caso si rendono conto che la morte è sopraggiunta da tempo, ore, chissa quante.
Il tempo di uscire dalla casa e un vicino sente che il personale dell’ambulanza chiede al 118 di fare intervenire le forze dell’ordine. Passa un quarto d’ora e in quel tratto di strada ghiaiata oltre in canale arrivano una dietro all’altra le macchine dei carabinieri e della polizia. Si ipotizza ancora l’ipotesi dell’omicidio suicidio, ma quando uno degli esperti di medicina legale rileva tracce di strangolamento al collo della maestra, il quadro cambia nuovamente.
Arriva anche il magistrato di turno, dott. Claudia Ferretti. Grieco sostiene ancora di non essersi accorto di nulla, mentre per almeno tre ore la casa viene fotografata, ispezionata, scientificamente esaminata con il luminol e con la polvere per le impronte digitali dagli uomini con le classiche tute bianche. La voce si sparge, la gente del paese si avvicina incredula, l’area viene delimitata dai carabinieri. Finchè Francesco viene caricato sulle auto dei militari e portato dapprima in caserma a Modena e poi in procura, per il lungo interrogatorio che dovrà portare all’unica verità possibile. La confessione.
Alberto Setti
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