Casa Fenocchi? Nessun abuso: assolti
Serramazzoni. Estranei a ogni addebito l’ex capo dell’ufficio tecnico, la collaboratrice e un ingegnere. Il caso finì su Report
SERRAMAZZONI. Tutti assolti, perché il fatto non sussiste. Si è conclusa così ieri, con la sentenza pronunciata dal giudice Luigi Tirone alle 18.30, la vicenda processuale di Casa Fenocchi, la storia della palazzina sorta al posto di un antico rustico a Ligorzano, forse il più mediatico tra i casi urbanistici che hanno segnato Serramazzoni, raccontato anche da Report. Al termine di un pomeriggio molto intenso, sono stati proclamati estranei a ogni addebito l'ex capo dell'Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi e l'ingegner Adriano Vandelli, leader Cooprocon qui in veste di progettista. Contestualmente, è stato disposto il dissequestro del cantiere sotto sigilli dal giugno 2010, con il deposito delle motivazioni generali atteso entro 90 giorni. Prima della discussione finale, in un'aula in cui era presente anche una folta delegazione di Libera nonché la confinante Francesca Ragusa che denunciò il caso a Report, Tagliazucchi ha fatto una nuova deposizione spontanea in cui ha sostenuto con forza che l'intervento era pienamente ammissibile.
Quindi la parola è passata all'accusa, con il pm Graziano che invece ha ribadito la sussistenza di vincoli, sottolineando che «non c'è mai stata un'effettiva volontà di tenere in piedi il rustico» e sostenendo che la seconda licenza che condusse alla demolizione totale era da ritenersi «illegittima perché emesso sulla base di presupposti sbagliati». Per questo e diverse altre motivazioni tecniche, la richiesta era per tutti e tre di un anno di arresto e 10mila euro di ammenda, con abbattimento dell'immobile. Quindi è stata la volta dell'avvocato Pina Di Credico, parte civile per il Comune, che in un intervento molto intenso ha chiesto «una condanna esemplare non solo per il danno ambientale, ma anche quello morale patito dalla comunità» ricordando che quest'indagine è stata il vaso di Pandora che ha portato a fare luce su diversi altri casi urbanistici caldi. Di qui la richiesta di condanna con 50mila euro di provvisionale e danni da quantificarsi in separata sede. Ed è stata la volta della difesa, protagonista soprattutto con l'avvocato Luca Pastorelli, che ha fatto un articolato intervento tecnico a cui si sono ricondotti anche i colleghi Ghini e Luca Andrea Brezigar (difesa Giacobazzi), contestando le tesi dell'accusa e sostenendo due punti di fondo: l'insussistenza di vincoli conservativi e la riconducibilità dell'area a una zona che da piano provinciale Ptcp era ammessa a sviluppo residenziale. «Sul piano sostanziale è tutto legittimo, perché si tratta di varianti non essenziali», ha detto chiedendo assoluzione completa.
Così anche Ghini, rimarcando la prevalenza delle norme statali su quelle comunali, e Brezigar, che ha puntato il dito contro il processo mediatico. Quindi la sospensione di un'ora, e al rientro l'assoluzione completa: «Siamo molto soddisfatti – ha commentato Ghini – perché è stata dimostrata l'insussistenza di un teorema fondato sul nulla. È una sentenza che riabilita la figura di Tagliazucchi, presto ne seguiranno altre». «Il giudice – ha sottolineato Pastorelli – ha voluto approfondire un caso tecnico molto complesso che era stato strumentalizzato, riconoscendo la verità dei fatti. Ora attendiamo il deposito delle motivazioni per valutare eventuali altri passi».
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