Gazzetta di Modena

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Dopo aver soffocato la moglie ha ucciso la suocera a martellate

di Carlo Gregori
Dopo aver soffocato la moglie ha ucciso la suocera a martellate

I carabinieri trovano le prove e le armi del delitto ma si indaga ancora in cerca di un movente chiaro Ha raccontato la sua vita claustrofobica in casa tra una lunga disoccupazione e l’anziana da seguire

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BOMPORTO. Per il duplice omicidio di Gorghetto un movente non c’è. Tuttavia, è il disagio di un uomo di 54 anni senza lavoro, chiuso in una casa e diventato badante della suocera, che pure amava, il buco nero esistenziale che ha spinto Francesco Grieco a uccidere prima la moglie Francesca Marchi, insegnante di 52 anni, e il giorno dopo la suocera Rina Tabarroni, 92 anni, da tutti chiamata Irene, dopo una lunga notte passata in cerca di un momento per farla finita con un coltello preso in cucina. L’assassino di famiglia e femminicida era un uomo mite che sentiva di essere caduto in una depressione: come hanno verificato i carabinieri del Nucleo investigativo della compagnia di Modena - che hanno chiuso il caso in poche ore - Grieco era andato dal medico di famiglia per confessargli di sentirsi giù. In cambio, aveva ottenuto una prescrizione di blande pillole antidepressive. Ma i sedativi non erano la risposta giusta. E qualcosa sabato pomeriggio è scattato irrimediabilmente in lui quando si è alzato dopo il pisolino con la moglie. Mentre lei si infilava le calze, le ha preso il collo e l’ha tirata a sé. Pareva un momento di tenerezza; in realtà premeva sempre più forte, poi ha afferrato un asciugamano e l’ha uccisa. Così è andata per sempre in frantumi la sua vita che, come confesserà più tardi ai carabinieri e al pm Ferretti, era diventata claustrofobica e insensata.

Se l’omicidio della moglie Francesca lo ha turbato al punto di aprirsi a un maresciallo dei carabinieri dopo aver sostenuto per mezza giornata che durante gli omicidi dormiva e non aveva sentito nulla, dopo essersi liberato dal peso ha esclamato davanti al magistrato: «Non so perché ho ucciso l’amore della mia vita!»

Ora ripete di amarla, ma sabato pomeriggio l’aveva uccisa lasciandola sul letto con le mani a penzoloni nella loro camera al primo piano. Lì avevano trascorso 15 anni di matrimonio, con la suocera che ancora adesso sostiene di aver amato sinceramente.

E mentre dal piano di sotto arrivava la voce di Irene che chiamava invano la figlia, Grieco - come ha raccontato al pm - ha meditato di uccidersi. Per placare la suocera 92enne, le ha detto che sua moglie era uscita a cena per una pizzata con le amiche. Poi in cucina è iniziato una lunga maledetta notte di pensieri tetri. Ha preso un coltello dal cassetto e ha cercato per ore un momento di coraggio per farla finita, mentre in tv si susseguivano immagini di programmi di intrattenimento. Le voci della tv servivano a non lasciarlo da solo con altre voci che incalzavano dentro di lui. Ma non c’e l’ha fatta. E la mattina, dopo una notte insonne, ha sentito la suocera sveglia chiamare di nuovo Francesca. Ha raccontato che dopo aver atteso è entrato in camera. Erano le 11 e la 92enne sonnecchiava. Ha preso il martello dalla cassetta degli attrezzi e l’ha colpita alla testa. Poi c’è stato un lungo vuoto fatto di ore, di luce e di buio, fino alla mattina dopo quando alle 7.30 ha chiamato il 118 dando in questo modo l’allarme. Ai carabinieri ha sempre detto di non essersi accorto dei due omicidi, di aver dormito profondamente e di essersi svegliato alle 6.30 per accorgersi dell’accaduto e chiamare il 118. Ha tenuto duro qualche ora, mentre i carabinieri raccoglievano tutte le prove necessarie per chiarire la dinamica del duplice omicidio, compreso il martello ripulito (ma non bene) lasciato nella cassetta degli attrezzi.

Grieco è crollato nel primo pomeriggio di lunedì quando, portato dalla caserma dei carabinieri alla Procura, non ha più retto e ha confessato levandosi un grande peso dalla coscienza. Come spiegato anche dal comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Savo, su di lui convergevano tutti gli indizi. D’altra parte, la rapina era esclusa: nessun segno di effrazione a porte e finestre, nessun cassetto aperto, nessun oggetto fuori posto, niente denaro mancante. Tuttavia, una spiegazione concreta non basta a spiegare la sua furia omicida: loro tre erano una famiglia senza disagi economici, con lo stipendio di Francesca e la pensione di Irene; tra loro gli screzi erano rarissimi e senza strascichi. Per questo il pm prosegue l’indagine per chiarire un movente ancora oscuro.

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