«La scuola di Renzi? Un errore»
Docenti in piazza Grande e in Prefettura: «No ai presidi-sceriffi che cacciano chi non è d’accordo»
Mentre il Parlamento marcia a tappe forzate verso l’approvazione della nuova legge sulla scuola, il tam tam degli insegnanti corre su internet e chiama alla mobilitazione. E a poche ore di distanza dal l’approvazione dell’articolo più importante della legge, ecco che ripartono le manifestazioni.
Il “preside-podestà” o “preside-sceriffo” sono stati i termini più gentili per definire i nuovi poteri attribuiti d’autorità al capo d’istituto. D’ora in poi i vertici scolastici avranno facoltà di scegliere i docenti preferiti nel blocco dei docenti di ruolo o tra quelli in attesa di supplenze, senza render conto a nessuno delle scelte fatte. Di qui la collera dei docenti che si sentono esposti agli arbitri del preside di turno.
«Arbitrio? Diciamo pure i capricci di persone senza capacità che sgomitando si sono fatti largo nella gerarchia dei provveditorati» sbotta una delle docenti che ieri hanno partecipato al presidio di protesta.
E dopo lo sciopero del 5 maggio, che ha visto a Modena un’adesione dell’80% tra i docenti, l’approvazione dell’articolo contestato ha ricompattato i sindacati. Ieri pomeriggio, nonostante l’afa e l’orario infelice, una cinquantina di insegnanti e militanti di Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda hanno attraversato la via Emilia per finire la manifestazione sotto la Prefettura. Al loro fianco una delegazione Cobas che non ha rinunciato alla propria bandiera a fianco di quelle degli altri sindacati pur di manifestare la totale contrarietà alla legge in discussione. I portavoce sono stati ricevuti dal prefetto Michele di Bari: a lui la delegazione ha esposto i motivi della protesta.
«Certo che abbiamo fondati motivi per essere preoccupati - hanno spiegato a una sola voce i rappresentanti di Cgil e Cisl - La scuola non è una fabbrica che produce bulloni o sedie; applicare il mito dell’aziendalismo in una comunità educativa vuol dire fare a pezzi tutto ciò che regola la qualità e la funzionalità della scuola. Di qui in poi i presidi avranno il potere di stabilire da soli l’offerta formativa, riducendo il ruolo del collegio docenti e del consiglio d’istituto. Non sono cose da poco. I poteri che il governo dà ai presidi favoriscono il clientelismo, con il capo dei docenti che selezioni quelli a lui più compiacenti. E poi, a Modena come faremo con i presidi visto che sono quasi la metà gli istituti affidati in reggenza?»
I supplenti infatti sono un’enormità anche nella gestione della macchina scolastica. Di fronte a quasi 8 mila docenti e 2000 dipendenti di altre mansioni dalle materne alle superiori, nelle 93 scuole di Modena e provincia è diventato frequente il caso di presidi che governano due istituti, magari a 30 km di distanza l’uno dall’altro. La gestione provvisoria con incarichi centellinati su misura a persone di fiducia delle autorità scolastiche provinciali o regionali ha creato le premesse per creare una corsia preferenziale per i futuri vertici dell’insegnamento. Sia che si faccia un concorso per presidi, peraltro bloccato da anni, sia che si proceda con le conferme dei ruoli esistenti, quelli che ora hanno un mandato provvisorio hanno maggiori possibilità di chi parte da zero. «Altro che assunzione dei precari - dicono in coro gli insegnanti - I numeri di chi dovrà entrare calano di giorno in giorno, gli esclusi sono una marea. Loro che faranno? Diventeranno manodopera da mettere sul mercato a disposizione dei dirigenti? Questa libertà di nomina significa libertà di licenziare facendo saltare la riconferma negli anni successivi?»
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