Massacra di botte l’ex moglie: condannato
Quattro anni e 8 mesi in abbreviato per un afgano che picchiava selvaggiamente la coniuge separata
Quattro anni e otto mesi di carcere è la pena inflitta ieri dal gup Eleonora Pirillo nei confronti di un giovane afgano, ora agli arresti domiciliari, per maltrattamenti, lesioni e abusi sessuali nei confronti della ex moglie, ora parte civile seguita dal Centro contro la violenza di Modena. La sentenza è arrivata a conclusione di un processo abbreviato chiesto dal difensore.
La vicenda è particolarmente delicata perché coinvolge una serie di comportamenti dettati da costumi tradizionali afgani nei confronti della donna e moglie. La vittima, connazionale e coetanea del marito, aveva raggiunto il giovane afgano - arrivato a Modena non come profugo ma come emigrato - per mettere su famiglia. I due hanno avuto anche una figlia, oggi bambina.
I fatti raccolti nel corso delle indagini coordinate dal pm Katia Marino indicano che il marito fosse manesco già prima che lei presentasse denuncia per alcuni episodi gravi. Attuata la separazione (ma mai legalizzata), lei ha sporto anche denuncia contro il marito. Nel frattempo è stata aiutata dal Centro contro la violenza che le ha fornito una casa in via Saragozza e anche la possibilità di seguire dei corsi per avviarsi a un lavoro che le desse autonomia finanziaria. Ma il marito non ha mai accettato lo stato delle cose.
La difesa ha sottolineato nel corso del processo abbreviato che l’imputato era in una morsa psicologica molto complessa. Da un lato viveva una profonda frustrazione per essere rimasto disoccupato. Dall’altro la separazione della moglie e della figlia piccola per lui hanno segnato un’umiliazione come capofamiglia. Questa umiliazione si è poi dovuta misurare con le tradizioni del suo paese e soprattutto il disprezzo della famiglia di lei. È stato infatti detto dalla difesa che suo suocero gli telefonava dicendogli che un uomo non può sopportare la separazione della moglie e che doveva essere punita. Anche i familiari chiamavano lamentandosi e piangendo.
Insomma, un tipico caso di comportamenti tradizionali che cozzano contro i costumi e le leggi italiane sui rapporti tra coniugi. L’esasperazione di questa situazione ha portato alla crisi della scorsa estate. In agosto lui è andato in via Saragozza, l’ha picchiata selvaggiamente, le ha dato dei pugni e mentre lei rotolava per le scale del condominio ha afferrato un bastone cercando di colpirla. Poi il 14 settembre l’irruzione terminata con il suo arresto ad opera della Squadra volante della polizia di Stato: sempre in via Saragozza altre botte, colpi con le forbici, pressioni sul petto mentre la immobilizzava e il soffocamento finché lei non ha perso i sensi.
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