Muzzarelli: «Sulle nomine si cambia»
«Basta decisioni al buio, sceglierò chi firma un patto per la città. Su Sant’Agostino serviva un percorso più condiviso»
Prima le nomine di Unicredit, poi il futuro del progetto Sant’Agostino: tra Gian Carlo Muzzarelli e il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena Andrea Landi è scontro. E lo si capisce anche dalle parole del sindaco che ieri, uscendo da una giunta particolarmente “sentita” sulle discussioni che riguardano il futuro della città, non ha nascosto che qualcosa debba cambiare. Anche in modo abbastanza radicale. Oggetto: le nomine. Prima Seta, poi il nodo vero della Fondazione stessa, con quattro futuri consiglieri che spettano al Comune. Muzzarelli sgombera il campo dagli equivoci, non nasconde il peso della politica nelle decisioni ma, anzi, aggiunge un senso di responsabilità maggiore sulle spalle di chi verrà scelto. Una scelta che dovrà essere, per Muzzarelli, animata da trasparenza e in linea con lo sviluppo della città. Cosa che è mancata, per Muzzarelli, sul Sant’Agostino. E senza mai nominare il presidente Andrea Landi (che venne nominato dal Comune), gli lancia più di una frecciata.
La stagione delle nomine è ormai alle porte e pare che il dibattito politico ne sia già influenzato. La discussione si può riassumere in poche parole: le nomine serviranno al bene della città o al potere suo e del Pd?
«Più che una discussione mi sembra una provocazione. Se Modena vanta importanti traguardi economici, civili, sociali e culturali lo si deve anche all'insieme dei suoi amministratori, eletti o nominati. Detto questo, ho detto e ribadisco che il mio tavolo è libero. Non ci sono accordi preconfezionati e le nomine saranno fatte nel nome del buon governo della città».
Di fronte alla diffusa sfiducia dell'opinione pubblica e, per esempio, allo stallo del progetto Sant’Agostino, non bastano le dichiarazioni. Va bene la buona fede, ma la sua parola sarà più forte del braccio di ferro che si scatenerà?
«Su questo ha ragione, anche se come sempre io ci metterò la faccia, pagando il prezzo che ci sarà da pagare. Si può fare un passo avanti? Io penso di sì. Dobbiamo sviluppare due principi fondamentali: la trasparenza e la responsabilità. Trasparenza dei criteri di nomina e delle motivazioni, responsabilità del sindaco rispetto alle scelte, ma anche responsabilità trasparente dei nominati rispetto alla città. Sono condizioni per avere consenso. E grazie a percorsi più partecipati anche i progetti più importanti e complessi come Sant’Agostino, che serve alla città, avrebbero uno sviluppo più lineare e condiviso».
Può chiarire meglio?
«È semplice. Io ho alle spalle una delibera del Consiglio che detta i criteri per le candidature e, salvo che per i funzionari dell'ente, dobbiamo ricorrere al bando. Dopo di che è il sindaco che decide. Ma come decide? Con il sorteggio, come nelle lotterie? Sulla base della simpatia, della fedeltà, di accordi segreti? No, basta! Io penso che debba partire dai programmi, dagli obiettivi da raggiungere per il bene di Modena. Ma questo vale altrettanto per i candidati. Anche se non ci sono vincoli imperativi di mandato è giusto che si sappia cosa pensano i nominandi e cosa intendono fare. Non possiamo più fare nomine al buio».
Vuol dire che i candidati devono presentare un programma?
«Non necessariamente, ma se lo fanno è un bene, un elemento in più di valutazione. Quel che intendo fare è introdurre due innovazioni nella procedura. La prima sarà la lettera di accettazione della nomina, che sarà allegata ai bandi. In essa ci saranno gli indirizzi e gli obiettivi di fondo che i nominati si impegnano a realizzare. La seconda sarà una possibile audizione con le commissioni consiliari di competenza, per fornire tutte le informazioni utili sui candidati e sul programma che intendono realizzare».
Audizione prima o dopo la nomina da parte del sindaco?
«Per le nomine principali il sindaco potrebbe riservarsi il diritto di presentare i candidati proposti alla commissione consiliare competente, a condizione che non si trasformi in una trappola strumentale per bruciarli. Dunque nessun voto ma solo un franco confronto, che può servire al sindaco per un'ultima riflessione sulla loro adeguatezza. In ogni caso, già ora il Regolamento del Consiglio prevede una relazione di fine mandato. Credo che si possano introdurre anche confronti con i consiglieri durante il mandato».
Così è più chiaro, però cosa intende per indirizzi e obiettivi di fondo?
«Intendo dire che c'è un programma di mandato del sindaco e ci sono gli atti di programmazione, votati dal Consiglio e c’è un Patto per la crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, sottoscritto dall'Università e da tutte le principali forze sociali ed economiche della città. Questo è il solco nel quale bisogna stare. E aggiungo la necessità imprescindibile di coordinare tutte le politiche locali e di improntare ogni attività al metodo della partecipazione».
Non c’è il rischio in questo modo di ridimensionare i criteri di competenza e professionalità?
«Assolutamente no. Nella delibera di indirizzo del Consiglio le competenze o le esperienze amministrative sono una premessa ineludibile. Però non bastano. Bisogna sapere, ma anche sapere da che parte si va. Solo così si rispettano davvero istituzioni e cittadini. Finiamola con le ipocrisie dei politici e dei nominati dalla politica che cavalcano l'antipolitica. E con l’ipocrisia dei candidati che sposano l’antipolitica per ottenere un posto dalla politica. Le nomine non sono un concorso per titoli ed esami! Le nomine sono un atto politico. Quel che conta è mettere i cittadini in condizione di giudicare le scelte e i risultati».
@dvdberti
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