«Non riesco a spiegarmi l’omicidio di mia sorella»
Franco Marchi: «Avevo chiamato lei e mia madre proprio sabato mattina e non ho avvertito tensioni. Mai sospettato che Francesco fosse depresso»
BOMPORTO. «Non riesco a spiegarmi l’omicidio di mia sorella. Posso allimite immaginare che potesse essere arrivato a desiderare di uccidere mia madre (anche se in realtà tutto faceva credere che avessero un’ottima convivenza) ma solo se per lui poteva essere diventata un peso». Franco Marchi, fratello di Francesca e figlio di Irene, cerca di affrontare con la massima lucidità l’accaduto: un duplice omicidio in famiglia che peserà per sempre sui suoi ricordi e comunque molto difficile da elaborare come lutto. Soprattutto se si considera che nulla poteva far presagire un finale del genere.
«Francesco era quello di sempre. L’ho sentito anche sabato mattina dopo aver parlato con mia madre - spiega - lei aveva detto che si sentiva raffreddata, anche lui poco dopo ha detto di sentirsi poco bene. Una conversazione al telefono un po’ banale. Non c’era niente, né in quello che dicevamo né nel loro tono di voce, che potesse far pensare che poche ore dopo avrebbe ucciso mia sorella. Niente».
Francesco per lui è ormai una figura distante: «Non sapevo nulla di una sua depressione - dice - certo andava a letto tardi e si alzava tardi, aiutava mia madre, ma lo vedevamo solo in occasione di visite e pranzi di famiglia. Devo però dire che non ho mai sentito una lamentela su di lui».
«Francesco e mia sorella vivevano in armonia, apparentemente. Anche se qualcuno può pensare che fosse una specie di recluso in casa, non è così. Lui e lei si erano ritagliati i loro spazi nei loro 15 anni di matrimonio. Di solito era lei a stare a casa il sabato sera, quando lui andava al mare o a una fiera o fuori con qualche suo amico. E allo stesso modo si comportava lui».
Franco non crede neppure che suo cognato fosse da considerare una sorta di badante della madre. «È vero che Francesco si dava da fare e aiutava in casa. Ma il suo ruolo era di solito quello di preparare pranzo e cena. Mia sorella aiutava mia madre ad alzarsi di mattina e a vestirsi. Per il resto mia madre era un’anziana perfettamente autosufficiente. Continuava a lavare, stirare, cucire. Camminava. In casa sbrigava le faccende. Insomma, non era una anziana relegata al letto».
E allora perché Francesca è stata uccisa e sua madre fino alla mattina dopo non è salita in camera per capire a cosa fosse successo? «In effetti, non so darmi una spiegazione», taglia corto Franco Marchi. Lui e la moglie ora stanno affrontando sia una complessa serie di pratiche legali e burocratiche, compreso il sequestro della casa di via Padella e l’imminente funerale della sorella e della madre, e sia una notorità pubblica non cercata dovendo intanto considerare se costituirsi come parte offesa e in futuro parte civile per la morte delle due congiunte. «È presto per una decisione - spiega - stiamo considerando la questione».
Carlo Gregori
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