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«Ora cambiamo marcia»

«Ora cambiamo marcia»

Il presidente della Regione, Stefano Bonaccini, e la strada della ricostruzione

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Presidente Bonaccini, tre anni dopo il sisma riesce a vedere la fine dell’incubo? A che punto è la ricostruzione?

«Siamo ad un punto importante. I dati parlano da soli: dei 16mila nuclei familiari in assistenza a giugno 2012, al 30 aprile 2015 sono 4.645, in diminuzione ogni giorno. I progetti delle imprese sono 2497, di cui 1182 approvati, non abbiamo più casse integrazioni derivate dal sisma. Le multinazionali, fatto davvero straordinario sono rimaste e hanno investito. Abbiamo un piano per le opere pubbliche (chiese comprese) per 935 interventi, che possono contare su un finanziamento di quasi un miliardo. Poi figuriamoci se non ci sono naturalmente ancora dei problemi, perché la distruzione è stata notevolissima. La ricostruzione richiederà tempo, ma i finanziamenti ci sono, le procedure ormai sono rodate e, da parte nostra, cercheremo di fare di tutto perché siano sempre più celeri, soprattutto sul versante liquidazioni».

C’è un momento, una fotografia, che non scorderà mai?

«Ho sempre davanti agli occhi la compostezza, la determinazione, l’orgoglio, la dignità delle comunità colpite da quella tragedia. Ho pensato “Siamo l’Emilia-Romagna e faremo vedere come ci si rialza».

Partiamo dai successi: la proroga per gli edifici agricoli è un grande traguardo. Crede che l’Emilia riuscirà a rispettare le scadenze o serviranno altri rinvii?

«Sì è stato davvero un grande lavoro di squadra tra Regione, Governo e parlamentari europei. Negli ultimi due mesi le pratiche agricole presentate sono state quasi 500, che si aggiungono alle circa 500 già presenti. Il nostro impegno è permettere a questi imprenditori di poter quanto prima avere la concessione del contributo e quindi partire con i lavori, per poter così stare nei tempi».

Avete fissato il 31 dicembre come data ultima per la smobilitazione dei Map: come pensate di fare, se trovare case in affitto è così complesso?

«Abbiamo ridefinito tutta la normativa sull’assistenza alla popolazione e abbiamo completato anche le procedure che ci possono permettere di raggiungere l’obiettivo. Nell’ordinanza abbiamo reso anche più stringente il raccordo tra domanda di alloggi in affitto e offerta dei proprietari di seconde case, che hanno ottenuto contributi per la ristrutturazione con l’impegno all’affitto».

Negli ultimi mesi sta crescendo la protesta dei professionisti privati contro i tecnici pubblici: ha avuto modo di valutare contromosse per velocizzare le pratiche Mude?

«Sul miglioramento dei nostri procedimenti c’è un impegno quotidiano, ma il meglio si ottiene solo attraverso il confronto continuo tra tutti i soggetti in causa, con la formazione degli operatori - pubblici e privati - e con la nostra collaborazione continua con gli operatori dei Comuni, in modo che le regole siano interpretate in modo uniforme. Allo stesso tempo, però, chiediamo a tutti il massimo impegno, affinchè le pratiche siano complete e il più possibile aderenti alle ordinanze».

In molti, lei compreso, considerano le zone franche urbane una strategia indispensabile per il rilancio dei paesi: resteranno un sogno o il provvedimento è imminente?

«Con Palma Costi, che sta facendo un lavoro straordinario, abbiamo chiesto e ottenuto che siano inserite nel primo provvedimento legislativo del Governo, assieme ad altre norme per la ricostruzione. C’è un impegno diretto dello stesso Matteo Renzi, con cui vi è rapporto costante. Crediamo che sia una risposta importante alle piccole imprese, soprattutto del commercio (ma non solo), che oggi stanno soffrendo più di altri comparti, sia per i danni diretti subiti dal sisma, ma soprattutto per una dinamica negativa dei consumi interni».

Molte imprese strutturate sono ripartite, guadagnando margini di mercato, mentre fanno più fatica i piccoli: consorziarsi è l’unica soluzione?

«È vero, le grandi imprese del territorio sono ripartite. In particolare il settore biomedicale, ma anche altri settori, hanno realizzato risultati eccezionali sull’export. E l’Emilia-Romagna ha chiuso il 2014 davanti a tutte le altre regioni per aumento dell’export con un + 4.2% di crescita annua, meglio anche dei tedeschi. La dimensione d’impresa in un mercato globale è un tema strategico. Mi preme ricordare che è aperto un bando per i consorzi d’imprese proprio per l’internazionalizzazione».

In Lombardia i soldi sono finiti, da noi com’è la situazione? Si possono rassicurare i terremotati?

«L’attenzione con cui Vasco Errani ha trattato il terremoto ci permette di avere una buona tranquillità. Sappiamo che ci mancano ancora risorse per le opere pubbliche. Nel caso succedesse che quote di ricostruzione privata superassero i miliardi messi a disposizione, saremo in prima fila per ottenere le risorse mancanti».

Il sistema contro le infiltrazioni fatica a reggere: come si può garantire legalità anche nei piccoli cantieri alla luce del fatto che nessun cittadino conosce le imprese escluse dalla white list?

«L’obiettivo della Regione è che tutti possano ricostruire in un contesto di legalità e sicurezza. Questo, a volte, comporta indagini e procedure che richiedono tempo e cautela. Sin dall’inizio si è cercato di mantenere la soglia di attenzione più alta possibile. I casi emersi sono una conferma del risultato di questa attenzione. È stata costituita l’anagrafe esecutori, che indica i cantieri nei quali operano le aziende coinvolte nella ricostruzione. Abbiamo inoltre inserito nei contratti privati clausole antimafia e di tracciabilità finanziaria, per fornire ai cittadini possibilità di risoluzione degli accordi sottoscritti con aziende colpite da interdittiva». (fd)

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