Ora il paese condanna il genero
Le amiche della 92enne: «Diceva che non meritava sua figlia e che era burbero»
BOMPORTO. Nel giorno in cui è affiorata la verità, il paese vede con più distinzione i buoni e i cattivi. Quello che era relegato nel dubbio, in un silenzio che voleva essere rotto e che rimaneva tale solo per pudore, ora è libero di essere diffuso e passa da persona a persona. E’ quel “ce l’aspettavamo”, “non poteva che essere così” oppure “era troppo strano, c’era qualcosa sotto” che suonano come una condanna o , meglio, la sottolineatura della confessione che lo stesso protagonista ha rilasciato l’altra notte agli inquirenti.
A Gorghetto è l’ora delle amiche della signora Irene, delle persone che da sempre sono state vicine alla persona anziana e che la ascoltavano, sentivano quante volte si lamentasse del genero. Ci sono capannelli nei giardini delle case vicine a quella dove s’è consumata la tragedia: i residenti incrociano quelli che passano in bici e una breve sosta , un breve commento è d’obbligo. «Non ho dormito tutta la notte - dice la signora Rovatti ad un conoscente- non pensavo si arrivasse a tanto. La signora Irene era una contadina, come noi, ha abitato prima di fianco poi ora dove stava adesso. Buona gente, una lavoratrice. Non si vedeva tanto in giro ma sapevamo che il genero non le stava tanto simpatico. E pensare che le faceva pure da badante. La figlia invece andava a lavorare a Carpi, non si fermava molto in paese. Quella guardia giurata, quel Francesco era strano, si vedeva che aveva un’altra cultura, non era neanche delle nostre parti, anche se questo non vuol dire nulla». «Lo sapevo che era un violento - le fa eco un’altra residente - era uno che per un niente attaccava briga, aveva degli strani atteggiamenti. Se ne stava in disparte, poi ogni tanto reagiva con cattiveria. Io era amica della signora Irene, sono stata un po’ anche la sua badante e lei con me si sfogava. Non vedeva di buon occhio l’unione con sua figlia, diceva che Francesca aveva cultura e suo marito invece no, non se la meritava. Poi lui la accudiva. Io sono andata a trovarla ogni tanto, suonavo, ma la porta era chiusa a chiave, non potevo entrare. Le chiavi ce le aveva lui e io non volevo avere a che fare con quel signore, un burbero».
Dal fruttivendolo al tipografo, dal vicino al frequentatore del bar, ovvero il grande crocevia della piccola frazione: ci sono parole di condanna, l’incredulità lascia spazio al commento, una specie di “telo avevo detto io che...»
C’è chi ricorda alcuni atteggiamenti strani, estemporanei e imprevedibili di Francesco Grieco, come il non voler pagare un cappuccino perchè, come sosteneva, conosceva il proprietario dei muri del bar, oppure il suo atteggiamento burbero durante i giorni dell’alluvione e del terremoto. «Con lui non si parlava tanto - dicono in strada - e nemmeno noi avevamo tante cose da dividere. si vedeva che stava per i fatti suoi e in tanti pensavamo e cosa accesse in quella villetta, era un ambiente famigliare troppo chiuso».
Stefano Totaro
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