«Servono più fondi alla ricostruzione dei beni pubblici»
Mirandola. Il sindaco Benatti: «Case private e aziende a 50% Per il rilancio dei centri storici no tax area e 800 milioni»
MIRANDOLA. «Non solo ricostruzione, ma rilancio». È questo il messaggio che il sindaco di Mirandola, la città più importante della Bassa terremotata, vuole lanciare a distanza di tre anni.
Non solo riparazione, insomma, ma una ricostruzione che guardi avanti nel tempo, che dia una opportunità in più al territorio: «Faccio l’esempio del Tecnopolo». sintetizza Maino Benatti, nell’esprimere questo concetto, che vuole andare oltre il semplice ricorso, il semplice piangersi addosso.
La lettura di Benatti sulla situazione attuale resta conseguentemente ottimistica.
«Parlo per Mirandola, ma penso valga anche per altri Comuni: per quanto riguarda le abitazioni private e le attività produttive parlerei di una percentuale alta di situazioni definite, siamo sul 50%. Comunque quello che posso garantire è che i fondi a disposizione ci sono e che nell’arco di due o tre anni penso potremo concludere questa ricostruzione. Tema diverso per la ricostruzione delle opere pubbliche: in questo caso il fabbisogno è sul miliardo e quattrocento milioni di euro, mentre attualmente a disposizione ci sono circa la metà dei fondi».
Molte aziende lamentano però di avere anticipato i fondi, e di essere a distanza di tanto tempo ancora allo scoperto.
«È vero che molte aziende hanno eseguito i lavori in urgenza, prima di presentare le pratiche definitive - spiega Benatti - e conseguentemente ora scontano i relativi tempi».
Lamentele anche sulla questione burocrazia ad opera dei privati.
«I problemi che ci sono stati dipendono sostanzialmente dal fatto che alcuni studi tecnici hanno assommato numerose pratiche, ritengo che a Mirandola la parte privata abbia trovato nelle istituzioni una adeguata risposta
Il sindaco di Mirandola pone quindi l’attenzione sulla parte pubblica della ricostruzione. anche ieri era a Bologna, per un incontro in soprintendenza che possa smuovere la ricostruzione di municipio, edifici pubblici e chiese.
«Per quanto riguarda il municipio sono in corso gli accertamenti tecnici preliminari, i sondaggi, i carotaggi. Il problema è che allo stato attuale risulta finanziato solo il 40% del progetto. Il nostro impegno è in questo senso...».
Poi c’è la questione dei centri storici, che a loro modo rappresentano nel complesso la scommessa di una rinascita delle comunità, e che contengono molte di quelle opere pubbliche.
«La fortuna è che finora abbiamo tutti battuto pari, rappresentanti istituzionali, regione, amministrazioni e cittadini. Ecco il nuovo impegno è quello di ottenere una forma di no tax area proprio per i centri storici. Il provvedimento mi risulta inserito nel prossimo decreto degli enti locali, che era atteso per la fine di aprile. C’è stato uno slittamento, a causa della nota questione delle pensioni. Chiusa la quale si punta all’approvazione del piano per esentare i centri storici e favorirne la compiuta ripartenza». (a.setti)
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