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Via Vignolese, «Siamo stufi di rapine, forse chiudiamo tutto»

Via Vignolese, «Siamo stufi di rapine, forse chiudiamo tutto»

Il marito Massimo ha sostituito ieri la tabaccaia aggredita e malmenata «Non è la prima volta che veniamo presi di mira». Indagini a tutto campo

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No, non ce l’ha fatta a tornare al lavoro. La saracinesca l’ha alzata il marito Massimo, ma la tabaccaia di via Vignolese 782 rapinata lunedì pomeriggio, ha preferito restare a casa.

Anzi, la giornata è volata via tra controlli medici - la donna ha una prognosi di 30 giorni per i postumi di un pugno che le ha fratturato il setto nasale - e la denuncia in Questura.

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La tabaccheria quindi è rimasta aperta anche se le conseguenze sono pesanti, soprattutto dal punto di vista psicologico.

«Mia moglie Flavia - racconta il signor Del Coco - è ancora sotto shock. Non è la prima volta che subiamo una rapina e non ne possiamo più. L’anno scorso a luglio fu minacciata con un coltello, questa volta il rapinatore aveva una pistola.

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Un giocattolo? Non lo so, ma aveva il viso coperto con un passamontagna e il cazzotto con cui ha colpito la mia signora è stato molto duro. Lei non l’ha aggredito, ha solo gridato quando lo ha visto buttare per terra il registratore di cassa per prendere qualche banconota e poi fuggire impuniti. Il sistema di videoregistrazione? Certo, era in funzione ma il danno ormai è fatto. Agli inquirenti il compito delle indagini, a noi i danni e le ferite.

Non so proprio se a fine anno chiuderemo tutto o se andremo avanti. Già l’anno scorso avevamo avuto la voglia di chiudere l’attività, poi siamo andati avanti lo stesso. Mia moglie ha iniziato con l’attività nell’87 a Vaciglio e dal ’94 abbiamo aperto qui sulla Vignolese. Una raffica di rapine così pesante non l’avevamo mai subìta. Ci penseremo».

Il bottino dei tre rapinatori, considerando anche il complice che faceva da palo e che guidava l’auto con cui i due malviventi sono fuggiti, è stato di 700 euro. I danni, probabilmente, sono più del doppio.

Quelli materiali almeno, perchè quelli psicologici sono difficilmente quantificabili. A parte l’esasperazione per l’essere diventato un bersaglio, la titolare della tabaccheria deve fare i conti con il pericolo che le aggressioni possano ripetersi.

Quel negozio sulla Vignolese, di fronte a via Araldi e a poca distanza dalla coop I Gelsi, sembra fatto apposta per non dare nell’occhio anche se ha un enorme bacino d’utenza, tra i residenti del quartiere e i clienti di passaggio, a cominciare dagli universitari lì a fianco. Ma una rapina dopo l’altra fa passare la voglia di continuare, anche se si tratta di una rivendita entrata nel cuore del quartiere. Anche ieri sono state molte le persone, clienti o semplici sconosciuti, che sono entrati per chiedere delle condizioni di salute della signora Flavia. Continue dimostrazioni d’affetto insomma, mentre le indagini cercano di dare almeno un volto e un nome al rapinatore violento. (s.c.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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