Villa Fiorita, pronto un esposto in Procura
Dopo che l’Ausl ha annunciato che la sede “alla formaldeide” non sarà evacuata alcuni dipendenti ipotizzano di chiedere i danni per i possibili riflessi sulla salute
La partita di ex Villa Fiorita non si risolve con l’inaspettato dietro-front dell’Ausl, che solo due giorni fa ha annunciato in un incontro in Prefetttura che la struttura, ora sede del distretto sanitario, non sarà evacuata (come fino a poche settimane fa era stato assicurato), a fronte di analisi che sembrano tranquillizzare sulla presenza della formaldeide, la sostanza inquinante cancerogena che non avrebbe mancato di manifestare già i suoi effetti sui dipendenti della sede.
Perché alcuni dipendenti sono intenzionati ad andare oltre e presentare un esposto, ben argomentato, in Procura, per far luce su una vicenda che si protrae da mesi, più precisamente un anno e mezzo, da quando cioè fu fatta la prima segnalazione di bruciore agli occhi e alla gola da parte dei dipendenti, a contatto forzato con la sostanza inquinante.
L’esposto punterà su due aspetti precisi. Da parte si sosterrà la tesi del danno alla salute pubblica: rimanere a contatto con una sostanza inquinante, già dichiarata cancerogena e non semplicemente irritante, mette inequivocabilmente a rischio la salute; tanto che sono diversi i dipendenti della struttura a cui il medico competente ha prescritto di prendere periodicamente aria durante il turno di lavoro, tra questi anche una donna incinta, alla quale è stato prescritto di allontanarsi dal luogo di lavoro, per evitare il contatto con la sostanza.
Per sei lavoratori (questo il numero ufficialmente noto al momento, ma non si esclude ve ne siano altri) ci sarebbero i requisiti per richiedere all’Inail il riconoscimento della malattia professionale (e potenzialmente, per chi lo vorrà, si potrebbe procedere anche per vie legali, per ottenere un risarcimento danni).
L’altro aspetto che l’esposto che verrà consegnato in Procura metterà in luce sarà il danno erariale.
L’appalto per i lavori della struttura, nel 2011, fu affidato con il criterio del massimo ribasso; nelle gare l’allarme rosso dovrebbe scattare con un ribasso superiore al 20%, limite oltre il quale è lecito dubitare della qualità dei lavori. Il Consorzio Rfm di Firenze si aggiudicò il cantiere con uno sconto del 49,086%. Di per se non si tratta di un aspetto illecito l’adottare tale criterio rispetto all’offerta economicamente più vantaggiosa, ma se consideriamo che questo risparmio porterà a dover rifare i lavori nella struttura, l’aggravio alle casse pubbliche è presto spiegato. E su questo aspetto c’è quello collegato, della vigilanza. Chi, per conto dell’Ausl, doveva vigilare sul buon esito dei lavori? E perché non si è evitato che le conseguenze fossero di entrare a contatto con una sostanza inquinante? Anche questo verrà messo in evidenza, nella speranza che si faccia luce su una vicenda che oggi fa leva su analisi che, secondo una media aritmetica, tranquillizzano sui livelli di formaldeide. Ma considerare la media aritmetica dei valori - anche su questo farà leva l’esposto - significa non considerare che in alcuni ambienti la formaldeide di fatto è vicina o persino superiore alla soglia di attenzione.
Felicia Buonomo
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