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Caselli: «Solo nel 2016 il passaggio alla spa e la possibile fusione»

Caselli: «Solo nel 2016 il passaggio alla spa e la possibile fusione»

«Non sarà un processo breve: avremo uno zoccolo duro del 20-25% poi potremo guardare a Veneto e Lombardia»

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Sul futuro di Bper Banca, la trasformazione in società per azioni e le aggregazioni che carattizzeranno il mondo delle banche popolari, il presidente Ettore Caselli ha fatto il punto della situazione con alcune dichiarazioni rilasciate all’agenzia Reuters.

Riguardo a trasformazione in spa e fusione il presidente Caselli ha affermato che «si va senz'altro al 2016, dubito molto al 2015. Tenterò di fare contemporaneamente la trasformazione in spa e la fusione. Sarà un'operazione a lungo termine, non credo che sarà un processo breve. Ovviamente bisogna rispettare i 18 mesi». E qui Caselli si riferisce ai tempi stabiliti dal decreto, convertito in legge, per il passaggio in società per azioni: «Però - dice ancora - rispetto ad alcune notizie di stampa che davano per certi movimenti da parte di qualche banca subito dopo le assemblee, in effetti non c'è stato nulla».

Sulle fusioni Caselli precisa che «ci sono molte perplessità» soprattutto in termini di governance che dovranno però essere superate in favore di buoni progetti industriali.

«Il rischio maggiore - ha aggiunto - riguarda invece le possibili ricadute occupazionali dalle operazioni di fusione e i tempi necessari per assorbire i probabili esuberi. I tempi saranno molto duri, non facili, ma ce la faremo».

Caselli ha poi affermato che per questi appuntamenti «la banca vuole comunque farsi trovare pronta e per questo si è già messa al lavoro sul tema per studiare gli aspetti legali anche con la consulenza di uno studio milanese».

Non è stato invece scelto ancora l'advisor finanziario che potrà appoggiare la banca nelle scelte strategiche in relazione a possibili aggregazioni.

Per quello che concerne i possibili partner, Bper Banca conferma da tempo un interesse per le Popolari del Veneto e della Lombardia, mentre appare sempre più lontana l'ipotesi di un matrimonio con Banca Carige.

«A me piace tanto il Veneto quanto la Lombardia, Genova è un po' lontana», ha detto il presidente. Nelle scorse settimane anche l'amministratore delegato Alessandro Vandelli aveva avuto l’occasione di sottolineare che l’attenzione in tema di aggregazioni è sulle Popolari lombarde e venete di dimensioni simili o più contenute, dichiarazioni che sembrano chiudere la porta agli istituti di credito di maggiori dimensioni come Ubi e Banco Popolare. Caselli ha poi parlato della possibile riesumazione dell’ipotesi di aggregazione con Banca Popolare di Milano, che nel 2007 arrivò molto vicina alla conclusione per saltare dopo la bocciatura della componente sindacale maggioritaria del board milanese. Caselli ha così risposto: «Per noi il no è stato un grosso colpo, ce l'abbiamo ancora sullo stomaco ma adesso i tempi sono cambiati». Caselli non ha negato possibili problemi di governance riguardo un'operazione con la banca milanese di Piazza Meda ma «dobbiamo riuscire a fare questo salto e superare ostacoli del genere».

Sulle prospettive il presidente Caselli ha anche voluto chiarire che è fondamentale innanzitutto consolidare l'azionariato, attualmente eccessivamente frammentato, in noccioli duri di soci che possano arrivare a detenere quote significative del capitale e formare anche dei patti di sindacato per un periodo di due-tre anni.

«Io mi sto muovendo su questo: sui grandi soci e sui grandi clienti, che però non devono essere solo clienti che hanno grandi possibilità economiche, ma devono capire la nostra filosofia, che è quella di rimanere vicini al territorio - ha dichiarato Caselli - Credo di riuscire ad avere uno zoccolo duro del 20-25 per cento, che potrebbe essere già una buona sponda: quando saremo su quella base probabilmente inizieremo a parlare di fusioni anche perché non posso rischiare di andare a un'operazione senza sapere qual è la base», ha concluso.

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