«Il nuovo polo culturale vada oltre le biblioteche»
L’assessore Cavazza: «Le opportunità sono molto più ampie, basta essere uniti Chi viene scelto dall’amministrazione non può entrare in contraddizione»
Prosegue il dibattito sul Sant’Agostino e sui criteri delle nomine, due aspetti che incrociano, in queste settimane, pareri discordanti tra Comune e Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, i due principali attori del futuro della città. Il vicesindaco e assessore a cultura e istruzione Gian Pietro Cavazza rincara la dose.
Il sindaco ha parlato di trasparenza e responsabilità annunciando le novità sulle procedure di nomina.
«Sono novità importanti che richiamano tutti a una maggiore responsabilità, come è emerso dalla discussione in giunta: responsabilità per i nominati rispetto alle loro competenze e agli obiettivi della loro azione, ma responsabilità anche della politica che sceglie le persone in modo trasparente. E non è un caso che, senza nulla togliere alle prerogative del sindaco a cui competono le nomine, assume un ruolo maggiore il Consiglio».
In realtà a molti è sembrata una rivendicazione dei poteri del sindaco.
«La lettera di accettazione che rappresenta la prima novità e che sarà inserita nei prossimi bandi per le nomine farà riferimento esplicito anche agli atti approvati dal Consiglio, come il programma di mandato o il Patto per la crescita. Mentre la seconda novità è la possibilità che si svolgano vere audizioni sulle nomine con le commissioni consiliari».
È la politica che si prende la rivincita?
«Nessuna rivincita: è l’affermazione della responsabilità della politica in un corretto rapporto di partecipazione tra istituzioni democraticamente elette e altri soggetti».
Tra le nomine ci sono quelle della Fondazione, che sulla cultura ha un certo peso.
«Nelle politiche culturali stiamo usando come parole chiave proprio partecipazione e integrazione. Mi aspetto che chi sarà nominato dal Comune in Fondazione sia il primo interprete di questa strategia del “fare rete” che, mi pare, qualche risultato lo stia dando. Il successo della Notte bianca, così partecipata già nella fase organizzativa, nasce proprio dal coinvolgimento di tante piccole e grandi realtà. E il programma dell'estate ha alla base lo stesso criterio».
Ma allora vi aspettate dai nominati in Fondazione una sorta di collateralismo alle esigenze dell'ente locale?
«Nessun collateralismo, è il necessario equilibrio tra responsabilità, autonomia, competenza e coerenza. Chi si assume una responsabilità a nome del Comune non può certo entrare in contraddizione con l'ente locale a cui ha chiesto di essere nominato. Come ha già detto il sindaco, in questo modo probabilmente anche i progetti più complessi come Sant'Agostino avrebbero uno sviluppo più lineare e condiviso».
Sarà strategico, ma il cantiere ancora non parte. Su Sant’Agostino quali sono oggi le richieste del Comune?
«Prima di essere un progetto urbanistico, tema sul quale so che ci sono approfondimenti in corso, Sant’Agostino è un grande progetto culturale e di promozione della città che merita la più ampia condivisione possibile. Abbiamo seguito con interesse il confronto tecnico sulle biblioteche, ma le opportunità che apre il Sant'Agostino vanno ben oltre».
Lei ha già parlato di Polo dell'arte visiva.
«Se vogliamo caratterizzare Modena nel panorama nazionale anche se questi aspetti artistici, che si aggiungono ai temi del patrimonio Unesco, dei motori, dell'enogastronomia e del bel canto, non possiamo più permetterci che le diverse istituzioni si muovano in modo non coordinato. Divisi siamo tutti più deboli. Mentre i Musei, la Fondazione Fotografia, la Galleria Estense, il Museo della Figurina e la Galleria civica, solo per fare gli esempi principali, possono rappresentare, se coordinati, un polo d'attrazione di rilievo nazionale. Credo che l'operazione Sant'Agostino possa diventare un passaggio unificante in questa strategia».
Davide Berti
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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