Malato e guarito da Ebola Pulvirenti sarà a Modena
Quando cominciò a diffondersi la notizia, più velocemente del virus, gli specialisti di epidemie parlarono di un pericolo micidiale per l’umanità, paragonabile solo alla peste nera. E i 10 mila morti...
Quando cominciò a diffondersi la notizia, più velocemente del virus, gli specialisti di epidemie parlarono di un pericolo micidiale per l’umanità, paragonabile solo alla peste nera. E i 10 mila morti stimati nell’ultima epidemia del 2014, su 25 mila contagiati, sembravano dare ragione agli apocalittici, che profetizzavano un’avanzata inarrestabile per le febbri emorragiche, dall’Africa all’Europa.
Ma vincere Ebola è possibile, come dimostra il caso dell’unico italiano colpito e sopravvissuto alla malattia. Tra pochi giorni Fabrizio Pulvirenti, medico volontario di Emergency in Africa, sarà a Modena per illustrare ai colleghi come va la guerra al virus.
Il suo caso è esemplare. A 51 anni, dopo una vita professionale tra ospedali civili e come ufficiale medico della Marina Militare, è tornato nella sua Sicilia a lavorare alternando negli ultimi cinque anni il lavoro come volontario in Sierra Leone, curando i malati più colpiti dal virus. Nel novembre dello scorso anno scopre di essere stato contagiato; viene portato in Italia e dopo cinque settimane di cure intensive è dichiarato guarito, uno dei 23 sopravvissuti occidentali al contagio.
«Credo - spiega il presidente del circolo medico Merighi di Medolla, Nunzio Borelli, che lo ha invitato a Modena - che lo porteremo a visitare la sede della Tecno Line, l’azienda biomedicale di Concordia che fabbrica le tende a ossigeno sterili da applicare sopra le barelle. Grazie a questo dispositivo, creato apposta per assistere i malati di Ebola, il dottor Pulvirenti ha potuto superare la fase più pericolosa».
«Porterò a Modena la mia testimonianza - spiega al telefono alla Gazzetta lui stesso - Di Ebola si guarisce, qui come in Sierra Leone. Dipende dall’accesso alle cure, dalla loro qualità. Non è un caso che in Africa si sia passati da una mortalità dell’88% - nel 1976 - a quella oscillante dal 43 al 70% oggi. In Occidente è, su pochi casi, attorno al 15%».
Saverio Cioce
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