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I diari di guerra dei nonni nelle mani dei nipoti

di Saverio Cioce
I diari di guerra dei nonni nelle mani dei nipoti

I fogli matricolari di tre soldati della Grande Guerra, con reparti e missioni, consegnati agli eredi dopo un secolo. Accademia mobilitata per il Mak Pi 100

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C’erano anche loro a marciare verso le trincee o a restare per giorni davanti a un cannone in attesa del nemico alla frontiera. Sono sopravvissuti alla Grande Guerra e alla dimenticanza che ha accompagnato i milioni di fanti coinvolti nel conflitto. Da ieri hanno ripreso nuova vita nella memoria di figli e nipoti che hanno potuto leggere i documenti della loro storia militare.

Mentre l’Accademia Militare si prepara alla celebrazione del Mak Pi 100 di oggi, la data simbolo della fine dei corsi a Modena con il raggiungimento della prima stelletta sulla divisa, il recupero della memoria di questi soldati d’altri tempi diventa un modo per ricordare l’inizio della Grande Guerra sul fronte italiano. Con l’anniversario del 24 maggio, data in cui nel 1915 il nostro Paese entrò in guerra contro l’Impero Austro-Ungarico e la Germania del kaiser Guglielmo II, anche la scuola ufficiali dell’esercito ha voluto dare il suo contributo di celebrazioni. Ieri mattina in piazza Roma è stato lo stesso comandante Salvatore Camporeale a consegnare ai familiari le copie dei documenti ufficiali.

I fogli matricolari, ovvero i diari ufficiali di spostamenti, mansioni e missioni di tre soldati del Regio Esercito sono stati consegnati ai loro discendenti.

I documenti sono a disposizione di tutti gli eredi dei militari e anche grazie alla collaborazione dell’Accademia per tre famiglie sono arrivati tempestivamente.

«Per me è stata un’emozione fortissima - racconta il sassolese Alessio Pecoraro, dipendente di una ceramica che assieme alla madre Isabella è venuto a ritirare il documento - Il mio bisnonno è di Irsina e due generazioni dopo metà del paese è emigrato nel distretto delle piastrelle. Oggi recuperiamo un pezzo della storia di famiglia: di lui sino a oggi avevamo solo un ritratto in divisa». «Quando è finita la guerra - gli fa eco la madre - è tornato in Lucania alla sua guerra e non parlava volentieri di quello che aveva visto. Lui ha combattuto sul Carso e grazie al foglio matricolare recuperato possiamo sapere in che reparto e in quali paesi ha combattuto».

«Sono felice di poter avere in mano questa specie di diario del fronte di mio padre e di poterlo dare a mio figlio Paolo che porta il suo nome - spiega Clodoveo Ferri, direttore della cattedra di Reumatologia della nostra università - Quando mio padre partì da Cropani, in provincia di Catanzaro, aveva vent’anni ed era un bravo ebanista meccanico. Lo mandarono come artigliere sul Monte Grappa e sulle Alpi si fece tutta la guerra come caporalmaggiore, seguendo l’esercito anche nella rotta di Caporetto e poi la riconquista sino alla vittoria finale. Mi raccontava spesso della tragedia della vita al fronte, della morte in agguato a ogni momento; aveva gli occhi lucidi quando ci diceva della festa al suo ritorno in paese».

Donatello Arcaro, sedici anni, è un alunno dell’Itc paritario “Zanarini” ed è arrivato assieme alla sua docente di storia, Francesca Franceschini, e alla preside Annalisa Rumori.

«Mio nonno Savino Restaino - racconta - era della provincia di Bari e fu destinato alla difesa costiera. Qui ho ritrovato l’elenco dei suoi incarichi; per noi tutti in famiglia è un momento importante».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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