Inchiesta e liquidazione sul Caseificio Santa Rita
Serramazzoni. Due esposti alla procura hanno innescato le indagini della Finanza Il Ministro ha scelto un commissario. Gli ex soci: «Ma non sappiamo com’è finita»
SERRAMAZZONI. «Siamo stati convocati più volte dalla Guardia di Finanza, c’è stata evidentemente una inchiesta di carattere penale, ma sono passati ormai due anni e non sappiamo ancora se mai potremo rivedere i 2,5 milioni di euro che ci sono stati sottratti».
I quattro ex soci del Caseificio Santa Rita di Pompeano, sono disperati. Temono che una vicenda ormai inquietante in termini economici, per i nomi delle persone che sono coinvolte e anche per i tempi che si dilatano, finisca nel nulla: «Ci hanno rovinati, ci hanno fatto perdere tutti i risparmi, anni di lavoro in fumo», lamentano, dal loro punto di vista.
Perchè ancora una volta i tempi della giustizia e quelli della gente che la chiede non coincidono affatto: «C’è un arbitrato che ha accertato le nostre ragioni», prosegue Marco, uno degli ex soci. Come noto le risultanze dell’arbitrato due anni fa erano state contestate dagli amministratori rimasti della cooperativa. Così come il pignoramento di forme di formaggio per circa 1,5 milioni di euro era stato contestato da un’altra banca creditrice per un presunto pegno. «In entrambi i casi avevamo tutte le nostre ragioni, poi riconosciute, ma non abbiamo mai avuto i nostri soldi o beni corrispondenti. Nel frattempo l’azienda è stata affittata ad un’altra azienda che fa capo alle stesse persone, persino i beni dello spaccio hanno continuato a venderli, scontrini alla mano, nonostante fossero pignorati», aggiunge l’ex socio.
Ora si scopre che le quattro aziende uscita dal caseificio vantavano complessivamente con la coop agricola Caseificio Sociale Santa Rita crediti per 2milioni e 313mila euro, cifra che nella pronuncia del lodo arbitrale del 2013 viene invece quantificata complessivamente sui 2,1 milioni.
E soprattutto che alla Procura della Repubblica di Modena sono stati presentati due esposti di natura penale per appropriazione indebita a carico di amministratori e collaboratori del caseificio. In sostanza contro la famiglia Poggioli, con un coinvolgimento per costosissime consulenze e prestazioni professionali dell’ex assessore provinciale all’agricoltura, Graziano Poggioli. Che la Procura si sia attivata lo confermano gli accessi della guardia di Finanza, anche presso gli uffici di riferimento della coop a Pavullo, con tanto di sequestro della documentazione.
Accadeva ormai parecchi mesi fa. Ma nel frattempo il Tribunale di Modena ha disposto la liquidazione coatta amministrativa della coop Santa Rita. Il caseificio infatti è inattivo, anche se l’attività di vendita a Pompeano sembra proseguire sotto il nome di una società subentrata che ha pressochè lo stesso nome, Santa Rita Bio srl, il cui unico socio è lo stesso caseificio Santa Rita, società coop, quello in liquidazione coatta .
Ad occuparsi della liquidazione coatta (un procedimento specifico per le cooperative, paragonabile al fallimento) è stato nominato dal Ministero dello Sviluppo economico un commissario liquidatore, presso Confcooperative Modena, dottor Giacomo Ballo.
«In questa vicenda - chiosano gli ex soci - sono successe cose troppo strane...».
I quattro ex soci sono ancora assistiti dall’avvocato Rodolfo Tebaldi e restano in attesa di conoscere l’eventuale esito degli esposti alla magistratura, e gli esiti della liquidazione coatta amministrativa, nella convinzione che il buco complessivo, tenendo conto anche dei crediti con le banche, possa abbondantemente superare i cinque milioni.
Resterà da chiarire, come ricorda l’ex socio Marco che fine abbiano fatto le due ispezioni straordinarie disposte dal ministero dello Sviluppo Economico quando ancora si poteva provare a salvare la coooperativa, o arginarne le perdite.
Alberto Setti
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