Elisabetta Gualmini, L’enfant prodige che ha nel cuore lo stile Modena
Politologa e assessore regionale al welfare Non cucina, ma è il nuovo idolo delle mamme
Enfant prodige. Che non si smentisce una volta raggiunta la maggiore età. È il 1987 quando Elisabetta Gualmini “diventa matura” al liceo classico Muratori di Modena con sessanta sessantesimi e lettera di plauso della commissione. Quattro anni più tardi è dottore in Scienze Politiche con lode e menzione di stampa.
La ghiotta e goliardica Bologna non è servita a distrarla dalla retta via. Un percorso senza sbavature iniziato alle elementari sotto l'egida di suore intransigenti come solo le suore sanno, o forse sapevano, essere. Un rigore che lascia il segno: «Credo molto nel valore della disciplina». Per sua stessa ammissione Elisabetta è una secchiona determinata con idee molto chiare che, anche una volta conquistata la pace del proprio nido familiare, non smette mai di studiare. «Mi tengo aggiornata con il tablet sempre a portata di mano» chiosa. Per poi aggiungere con uno sguardo da monella: «Sì… è vero, esagero un po'».
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Sebbene mamma e papà Gualmini, insegnante in pensione lei, ex dirigente del Comune di Modena lui, ci abbiano messo lo zampino - «durante gli incontri con i professori delle medie, allora frequentavo la Ruffini, mia madre insisteva perché mi venissero assegnati più compiti» - l'ossessione di dare sempre il meglio è tutta farina del sacco di Elisabetta. Non sorprende dunque che a soli trentaquattro anni abbia conquistato il titolo di più giovane professore ordinario di Scienza della politica.
Energica nella stretta di mano, molto attenta alla propria immagine pubblica e casual al punto giusto negli incontri informali, l'attuale assessore regionale al welfare, nonché vicepresidente della Regione Emilia-Romagna, è però tutto fuorché un'indigesta miss perfezione. Subito propensa a ridurre le distanze, la nostra ospite è una splendida mamma imperfetta. Che ogni tanto soccombe all'incontenibile esuberanza del più piccolo, otto anni, e fa alzare gli occhi al cielo alla maggiore, riflessiva tredicenne per cui l'infanzia è già un ricordo.
«Di noi modenesi ho sempre apprezzato non solo la cordialità, ma anche lo stile complimentoso. Una loquacità forse eccessiva che io tendo a replicare persino con le amiche di mia figlia. Devo dire con suo grande disappunto. Infatti si vergogna».
Sei una madre severa o una "mamma amica" molto cool?
«Tollero con fatica le madri che si vantano di essere amiche dei propri figli e ne giustificano sempre e comunque i comportamenti. Ritengo che un genitore debba essere autorevole. Dal canto mio non aspiro ad un rapporto alla pari, cerco piuttosto di preservare un'aurea di solennità e nelle controversie scolastiche in linea di massima mi schiero con gli insegnanti. No… non chiedo ulteriori compiti a casa. Con i miei figli in realtà sono assai meno rigorosa di quanto vorrei. Spesso infatti manco di polso e cedo su più fronti».
È un modo di compensare il senso di colpa che sembra tenere in ostaggio la maggior parte delle madri in carriera?
«Forse. Ma non parlerei di senso di colpa. Piuttosto di una condizione di inadeguatezza peculiare delle mamme che lavorano. Il più delle volte ci sentiamo pesci fuor d'acqua, paventiamo il disastro. Eppure con qualche spericolato equilibrismo riusciamo a rispettare la tabella di marcia quotidiana. A fare tutto. O quasi».
“Le mamme ce la fanno” è il titolo del tuo ultimo libro. La politologa Gualmini cede la cattedra ad un'Elisabetta inedita, ironica e fallibile. Un'iniezione di fiducia per tutte le donne con un piede in cucina e l'altro in ufficio?
«Doverosa premessa: io non cucino, sono una pessima cuoca. “Mangiamo sempre le stesse cose”, ecco il tormentone più gettonato dai miei figli. Non volevo confezionare un manuale per superdonne, quanto piuttosto condividere un diario “consolatore”. Dopo la nascita del secondo figlio avevo bisogno di una valvola di sfogo. Così ho aperto un blog dove con ironia raccontavo la lotta quotidiana delle madri contro l'ansia da prestazione. Ansia che spesso tocca livelli allucinanti. Una volta archiviato il blog è nato il libro».
Oggi abiti a Bologna con la tua famiglia. Per lunghi periodi hai vissuto all'estero. Modena è solo un ricordo?
«Modena è la mia città. Una città ancora a misura di persona, forte di servizi che funzionano e con potenzialità incredibili. Le mie più care amiche, una decina, vivono all'ombra della Ghirlandina. Alcune le ho incontrate sui banchi di scuola, altre le ho conosciute ai tempi in cui frequentavo la parrocchia di San Faustino. Insieme abbiamo ben diciotto figli. Sono in primis loro le mie muse ispiratrici. Non è facile, ma cerchiamo di vederci almeno una volta al mese e ogni volta il divertimento è garantito. Soprattutto quando, riunite in massa a casa dell'una o dell'altra, votiamo le canzoni del festival di Sanremo».
Il festival di Sanremo?
«Oh, lo so... è terribile, davvero trash».
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