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La banca le “brucia” i risparmi Anziana risarcita dai giudici

La banca le “brucia” i risparmi Anziana risarcita dai giudici

CONCORDIA. La signora Attilia oggi ha 85 anni. Ci ha messo dieci anni, pensava di non arrivarci, ma alla fine ha ottenuto la giustizia che si attendeva... dalla giustizia. Ovvero il risarcimento dei...

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CONCORDIA. La signora Attilia oggi ha 85 anni. Ci ha messo dieci anni, pensava di non arrivarci, ma alla fine ha ottenuto la giustizia che si attendeva... dalla giustizia. Ovvero il risarcimento dei 56mila euro che la Cassa di Risparmio di Mirandola le ha bruciato, con un investimento rivelatosi azzardato in bond argentini.

È quanto ha stabilito la sezione III civile della Corte di Appello di Bologna (presidente dottoressa Emilia Salvatore), con una sentenza che è già stata pubblicata sulle riviste di settore che si occupano di questi temi. Sentenza che ribalta la decisione del Tribunale di Modena, ritenuto notoriamente più favorevole alle ragioni delle banche, in vertenze di questo tipo. E infatti il Tribunale di Modena aveva rigettato la domanda della donna, che aveva chiesto di dichiarare la nullità del contratto quadro di negoziazione risalente al 1992, cui era seguito nel 2000 un ordine di acquisto di titoli argentini per 56mila e 336 euro.

La signora aveva fatto notare nel primo ricorso che nel contratto prodotto dalla stessa banca non c’era la firma della banca, quindi sulla base di quel contratto - nullo - la banca non poteva decidere di investire i suoi risparmi nei rischiosi titoli argentini.

In appello, tutelata dall’avvocato Andrea Giubertoni di Mantova, la signora Attilia aveva anche contestato che nel frattempo la Cassa di Mirandola aveva cambiato titolarità, divenendo Cassa di Risparmio di Firenze e che quindi quest’ultima non era titolata a produrre in giudizio il contratto. Inoltre la banca avrebbe violato i suoi obblighi informativi. Su questi aspetti e sulle repliche della banca la Corte di appello non è neppure entrata, in quanto ha dichiarato l’appello fondato proprio per il motivo respinto a Modena: la sottoscrizione non può essere provata per testi, presunzione e neppure confessione, scrivono i giudici. La nullità del contratto - perchè nessuno ci ha messo una firma - comporta quindi quella dell’ordine di acquisto conseguente. E così i giudici hanno condannato Cr Firenze a restituire i 56mila euro alla combattiva pensionata, oltre a quasi 10mila euro di spese. Non solo: la signora resta in possesso dei titoli: per quel poco che valgono, potrà rivenderli. (alberto setti)

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