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La Grandedil torna nella white list di Expo

La Grandedil torna nella white list di Expo

Nonantola. L’impresa, esclusa per rischio di infiltrazioni malavitose, vince i ricorsi al Consiglio di Stato

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NONANTOLA. Interdittiva antimafia sospesa sia per quanto riguarda i lavori di Expo sia per ciò che concerne la white list istituita presso la prefettura di Modena. Con una doppia sentenza il Consiglio di Stato, pronunciandosi sui ricorsi avanzati dalla Grandedil, difesa dagli avvocati aurizio Zoppolato, Marco Vittorio Mazzarelli, Angela Francesca Canta, ha accolto l’istanza cautelare, rinviando al Tar di Bologna ogni decisione di merito.

L’azienda nonantolana diventerà anche un caso di scuola, essendo la prima impresa riammessa nelle liste di merito dopo l’esclusione legata ai lavori di Expo. La Grandedil venne inizialmente “sgridata” dal pm Ilda Boccassini per un subappalto, legato alla tangenziale esterna Est di Milano, affidato a due imprese in odore di ’ndrangheta. Successivamente era invece arrivata l’esclusione dalla white list proprio per quei contratti, come del resto ricordano anche i giudici del Consiglio di Stato. A Grandedil, infatti, la prefettura di Milano contestava due contratti da 200mila euro con Edilscavi srl “per trasporto di terre e rocce da scavo e per nolo a freddo di escavatori” ed un contratto con Tripodi srl. Prima di avviare il subappalto l’azienda nonantolana aveva chiesto alle due imprese “di dichiarare il proprio impegno a rispettare gli obblighi derivanti dalla normativa antimafia e dal Protocollo di legalità predisposto per i lavori di Expo 2015 e che su tali contratti ha chiesto anche l’autorizzazione del Consorzio Lambro, assegnatario dei lavori del lotto C della Tangenziale Est Esterna di Milano”.

Inoltre la stessa prefettura di Milano, il 25 febbraio 2014, aveva comunicato che non risultavano tentativi di infiltrazione mafiosa presso la Edilscavi srl. Dopo di che 28 ottobre 2014, Edilscavi e Tripodi finiscono coinvolte nell’operazione “Quadrifoglio” contro la ’ndrangheta, ma poco dopo Grandedil “ha adottato tempestive e coerenti iniziative di dissociazione, provvedendo a risolvere i contratti in corso con le due imprese subappaltatrici, allontanando mezzi ed operai delle medesime”. Alla luce di ciò i giudici ritengono che i rapporti di Grandedil con le due imprese coinvolte “non siano idonei a configurare sussistente un attuale e concreto rischio di condizionamento mafioso della gestione dell’appellante”.Viste tutte queste premesse il Consiglio di Stato fa emergere che “l’interdittiva antimafia, non consentendo all’appellante né di contrattare con le stazioni appaltanti pubbliche né, di norma, di portare a compimento i contratti in corso, arreca alla medesima danno grave ed irreparabile, ove non sospesa nelle more del giudizio di merito”. Ed ecco perché si dovrà tornare a discutere davanti al Tar, ma intanto Grandedil si vede sospendere l’esclusione dalle white list.

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