Barista, conta la passione
L’istruttore Claudio Barattini spiega i segreti per gestire un locale con successo
“SorridiAmo a colazione”, è tempo di primi bilanci. Ancora non è passato un mese e già sono numerosi i tagliandi inviati per il concorso della Gazzetta dedicato al primo pasto della giornata. A fianco potete trovare la classifica, che sarà aggiornata periodicamente fino a domenica 30 agosto. Domani tornerà la pubblicazione del tagliando.
Dopo averlo compilato, potete spedirlo via posta all’indirizzo “Gazzetta di Modena, Direzionale Cristallo, via Emilia Est 985, 41122 Modena”. In alternativa, potete consegnarli a mano in redazione, al secondo piano del Direzionale Cristallo. Come nei precedenti concorsi non sono valide fotocopie, solo tagliandi originali.
Per introdurre la competizione abbiamo chiesto di raccontare la sua esperienza a Claudio Barattini. Oltre 15 anni dietro i banconi per un uomo che ha il bar nel sangue (oltre che nel cognome). Il segreto? Passione ed etica.
«È quello che insegno ai ragazzi - ha spiegato Barattini, istruttore ai corsi organizzati da Iscom Confcommercio - se non hai un minimo di passione ne esci malconcio. Lavori per sei notti alla settimana, non hai mai weekend libero, non sai cosa vuol dire Natale o Pasqua».
Il barman improvvisa? «Dietro il banco c’è poco d’improvvisazione - ha ripreso il barman - il vero lavoro viene svolto prima. Quello che si vede dall’altra parte è sempre la punta dell’iceberg. Preparare i drink è relativamente semplice. Tutto il lavoro che c’è dietro è importante: la preparazione e la conoscenza delle materie prime, la cura delle cantine, l’inventario. Poca qualità significa tanti danni». Il barman che fa il giocoliere con le bottiglie fa ancora tendenza?
«Il servizio scenografico è durato relativamente poco - ha assicurato Barattini - è scoppiato alla fine degli anni Novanta ed è durato fino alla crisi. Oggi le discoteche non hanno più grandi numeri, non c’è bisogno che qualcuno attiri a sé un certo tipo di attenzione». L’occhio vuole comunque la sua parte. «C’è un lavoro di “show off", ovvero di ostentare, di mostrare in modo pomposo. I movimenti devono essere eleganti, i dettagli fanno la differenza».
L’etica dov’entra in gioco? «Se si presenta qualcuno da me palesemente a un certo livello mi sento autorizzato a non servirgli più da bere. Non è quel drink che fa la differenza per il cassetto, ma la può fare per lui».
Ha girato per i locali di Londra, New York e Milano. Ora insegna a ragazzi di Modena, ma senza ricette alla Harry Potter. «Non ho la bacchetta magica, devono applicarsi molto in un lavoro di artigiani».
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