Il malumore dei tifosi tra i banchi del Consiglio
Un gruppo di appassionati biancorossi alla seduta che ha sancito il no al Cabassi Vecchi di Confcommercio: «La A giocata in città avrebbe portato benefici a tutti»
L’ultima partita giocata dal Carpi Calcio al Cabassi venerdì sera è stata l’occasione, per i tifosi, di manifestare tutto il dissenso contro il trasferimento della squadra fuori città per la prossima stagione di serie A. Malumori e pareri contrari già emersi a margine del consiglio comunale di giovedì erano presenti alcuni tifosi ed anche la Digos per verificare che non sorgessero disordini. Perplessità e profonda amarezza per l’addio al Cabassi aleggiano attraverso tifosi di tutte le categorie e le professioni. «Il Comune getta la spugna – commenta il giornalista Rai Ruggero Po, carpigiano - Nel bene e nel male il giovane sindaco non è più il carpigiano del “Quanto costa? Lo compero!”. Non è certo l’amministratore degli anni Cinquanta che con l’ imprenditore sapeva dialogare, imporsi, mettere sul tavolo proposte e attributi. Oggi davanti alla società che comincia la trattativa con un: “noi non ce la facciamo” l’amministratore risponde sollevato “nemmeno noi” e poi va in Consiglio a chiudere la partita spiegando che per adesso andremo in gita a Modena, Reggio, da chi ci prenderà. Oggi ai cinesi e a Al Jazeera che arrivano a Carpi per raccontare il nuovo miracolo del calcio, sindaco e giunta rispondono piagnucolando che gli imprenditori non ci stanno e lo Stato non ci copre l’azzardo. Raramente gli eredi hanno la capacità di tenere alto il nome della ditta, di onorare l’intelligenza e la fatica dei nonni. Specifico, poi, che non intendo dire che il Comune avrebbe dovuto sborsare milioni di euro per l’adeguamento del Cabassi: questo no. Il sindaco, piuttosto, avrebbe dovuto uscire da Palazzo Scacchetti e rigenerare, sull’onda del successo del Carpi calcio, l’orgoglio campanilistico, facendosi promotore di una cabina di regia che stimolasse investimenti di altri soggetti altri rispetto all’ente pubblico». Deluso anche il presidente provinciale di Confcommercio, Giorgio Vecchi. «Visto che non potrà rimanere a Carpi, spero che almeno la squadra rimanga in provincia– afferma Vecchi – perché la ricaduta positiva che porta la serie A su un territorio è innegabile. Per questo rimane un po’ di delusione perché la serie A è un’opportunità unica». Rattristato per il trasferimento anche Marco Solieri, tifosissimo e titolare del negozio Sir Andrew’s di piazza Martiri. «Abbiamo perso così un Frecciarossa lanciato a 300 km all’ora – commenta Marco – l’indotto se ne va e il turismo pure». Dello stesso avviso anche Cristian Rostovi, tifoso e consigliere comunale. «La squadra si trasferirà, portando con sé , indotto, pubblicità e l'attenzione dei media e lasciando nella città più piccola uno stadio che rimarrà vuoto e per il quale continuerà a percepire dal comune 90mila euro annui», chiosa Rostovi.
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