Una fortezza contro gli attacchi hacker
In provincia un milione di euro a rischio per le mail-truffa, l’11% esposto al phishing. I cyberdetective di Certego: «Così seguiamo i malware e li eliminiamo»
MODENA. Un po' detective, un po' strateghi. Benny Grignaffini e i sette esperti del suo team - tutti laureati - studiano le partenze, i percorsi e le intrusioni di cyber-pirati e del crimine informatico. Il loro bunker è un ufficio a Modena che ha il suo centro in un megaschermo chiamato Panoptikon (ovvero, il luogo dove si può vedere tutti senza essere visti) che in tempo reale, per 24 ore al giorno, tutto l'anno, segnala la partenza degli attacchi e, secondo decine di categorie analitiche, indica i tentativi di intrusione o di furto di dati dai clienti.
Esistono dati modenesi sulla cyber pirateria? «Certo - risponde Grignaffini - oggi da noi c'è quasi un milione di euro coinvolto in frodi e “truffe alla nigeriana” (le mail d’affari strappalacrime per accedere e e svuotare i conti correnti dei gonzi che ci cascano, ndr)». In linea con i dati nazionali, spiega, l'11% dei modenesi incappa ancora nel phishing (la “pesca” dei dati sensibili). Sono anche numerosi i casi di ramsonware (lo sblocco del computer in cambio di un riscatto): si può incappare in decine di migliaia di file infettati. Poi ci sono tantissime aziende che subiscono attacchi.
«Il senso del nostro lavoro è proprio questo: farci infettare dai malware prima che infettino i clienti, studiare il suo scopo e neutralizzarlo».
«È un'attività del tutto nuova - spiega Grignaffini, una laurea in Fisica alle spalle presa al Campus universitario di Modena e anni di gavetta in società di consulenza antipirateria a Milano - perché non vendiamo prodotti informatici dagli Stati Uniti o da Israele, come fanno tanti, né proponiamo il loro assemblaggio in modo più o meno originale. Noi siamo un'agenzia che fornisce servizi studiati da noi stessi per il rilevamento di intrusioni informatiche e le risposte adeguate da dare. Siamo gli unici in Italia e, anche se siamo attivi solo da due anni, abbiamo già ottenuto un importante riconoscimento internazionale di settore. Lo dico con una punta di orgoglio patriottico».
Nel grande ufficio dove tutto è un po' segreto e un po' in vista (in questo settore è quasi lo stesso), tra computer telefoni e fax, Grignaffini e il suo staff operano all'interno di un programma internazionale di studio di intrusioni: ecco perché riescono ad avere informazioni in tempo reale, oltre che i percorsi “storici” di ogni singola intrusione.
«Siamo un'azienda molto giovane. Abbiamo iniziato due anni fa esatti partendo dalle nostre idee; dal 2014 abbiamo creato una piattaforma dando il via al lavoro. Oggi abbiamo clienti in Emilia-Romagna, Lombardia, Friuli, Veneto e anche Lussemburgo e Svizzera. I nostri clienti sono banche, società commerciali e medie industrie». Grignaffini sottolinea però che la loro attività non è di prevenzione: «Contro i cyber attacchi è impossibile - spiega - noi invece lasciamo che il malware agisca sulle nostre esche per capire qual è l'obiettivo dell'intrusione. Quel malware è interessato a rubare i codici dei clienti, le loro credenziali o a carpirne dati? Subito dopo dobbiamo agire in fretta per neutralizzarlo. Questo è il nostro lavoro».
Ma chi è il cattivo? «Oggi il nemico ha tre facce diverse. La prima è quella del cyber crimine. Si tratta di una semplice riconversione dei metodi e degli obiettivi del crimine tradizionale sul mondo di internet. È la criminalità, anche organizzata, che opera attraverso il cyber crimine. Poi ci sono le organizzazioni di attivisti politici come Anonymus che prendono di mira le istituzioni ma anche aziende. Infine, ed è l'aspetto più inquietante, i pirati sono gli Stati stessi. Ci sono agenzie governative che agiscono con attacchi massicci a volte utilizzando bug per estrarre informazioni dai server. Se ne parla ogni tanto sui media, ma non si dice chiaramente che ad essere attaccati in queste campagne di massa non solo sono altri Stati, industrie importanti o strategiche eccetera ma migliaia o milioni di singoli utenti».
Tra ai clienti di Certego ci sono anche banche. È ovvio interrogarsi sulla sicurezza dell'home banking. Spiega Grignaffini: «Guardate il Panoptikon: questi dati che scorrono sono i tentativi di attacco al sistema informatico di ogni singola banca elencata. Sono tutti di tipologie diverse. Ogni secondo ci sono attacchi, come vedete. Il problema però non sono tanto le banche quanto i clienti. Un malware può rubare la password e manipolare l'accesso al conto corrente o ai dati. Ma il problema non è questo. È che in un futuro prossimo noi avremo sempre più bisogno di home banking e quindi dovranno essere studiati nuovi sistemi di sicurezza, ma anche l'utente - come cliente della banca e come cittadino - dovrà cambiare comportamento e diventare più prudente».
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