Gazzetta di Modena

Modena

Compostaggio: petizione per dire no al raddoppio

di Felicia Buonomo
Compostaggio: petizione per dire no al raddoppio

Nonantola. Raccolta firme per evitare l’aumento del trattamento rifiuti da 16mila a 28mila tonnellate l’anno. M5S: «L’impianto deve essere chiuso»

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NONANTOLA. Più di trecento firme per dire no al raddoppio dell’impianto di compostaggio di via Larga a Nonantola. Una questione annosa, che si trascina da circa vent’anni e che oggi rischia di avere una svolta sgradita ai residenti della zona, esasperati dall’odore che emana dall’impianto dove vengono trattati rifiuti composti prevalentemente da fanghi di depurazione e scarti agroindustriali. E così, raccogliendo le istante dei cittadini della zona, la Lista civica Amo Nonantola, il Comitato Ambiente è Salute Nonantola e ditorni e il Movimento 5 Stelle di Nonantola, Bomporto e Ravarino, hanno promosso la raccolta firme. Sul sito change.org è possibile firmare la petizione (indirizzata al presidente della Provincia e al sindaco di Nonantola) che, lanciata la scorsa settimana, ha già raccolto più di trecento firme, a cui si aggiungono quelle raccolte nei banchetti, promossi anche a Bomporto e Ravarino che presto arrivaranno a Modena.

Il malanimo nasce dalla volontà - con esplicita richiesta alla Provincia di Modena di concedere l’autorizzazione - di Sara (l’azienda del gruppo Inalca che gestisce l’impianto) di ampliare l’impianto, consentendo di passare da 16mila a 28mila tonnellate l’anno di rifiuti, che aumenterebbero del 35%. «È inaccettabile - afferma Francesco Caizzi, del Movimento 5 Stelle di Nonantola - questo raddoppio, quando invece l’impianto dovrebbe essere chiuso. Non si capisce a chi possa essere utile, se non all’Inalca. Non produce occupazione: ci sono sei-sette operari che nemmeno lavorano in modo fisso nell’impianto. In più c’è un continuo via vai di camion per il trasporto degli scarti, che aumenterà con l’aumento del trattamento, aggravando ulteriormente la situazione dal punto di vista ambientale. E nemmeno il Comune ha un ritorno economico. C’è poi un problema di trasparenza circa l’attività che viene svolta. Gli odori diventano più forti la notte».

La vivibilità della zona, tra via Larga e via Mislè, ma si arriva fino a Sant’Agata Bolognese, è messa a dura prova da anni. Il possibile ampliamento, dunque, spaventa. «I miasmi sono forti e frequenti - si precisa nella petizione - e vengono avvertiti in un raggio di 15 chilometri. Il territorio su cui sorge l’impianto è caratterizzato dalla presenza del bosco planiziale più grande dell’Emilia Romagna, dell’oasi naturalistica del Torrazzuolo della Partecipanza Agraria e della storica centuriazione romana. Chiediamo agli enti di non autorizzare il nuovo progetto di raddoppio. Buon senso e logica della prevenzione, sommati a quelle della salvaguardia della salute e della vita decorosa dei cittadini e dell’ambiente, suggerirebbero al contrario di decretarne la definitiva chiusura».

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