Le arti interpretano il cibo tra moda, pittura e foto
Da giovedì la rassegna di Modenamoremio che coinvolge pittori dal 1600 al 1900 Richiami al contemporaneo con stilisti internazionali. Quattro eventi musicali
Pittura, fotografia, moda e musica unite per tessere un colloquio, come differenti forme dell'arte, con il cibo che si pone al centro della mostra “Il gusto delle contaminazioni”, promossa e organizzata da Modenamoremio.
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Inaugurata ieri per soli invitati nella Chiesa di San Carlo, l'esposizione sarà aperta al pubblico giovedì alle 16. Una visita è d'obbligo per questa rassegna, a cura di Pietro Cantore e Sonia Veroni, che stabilisce un sistema di corrispondenze, con incontri e seduzioni, tra linguaggi che cercano e trovano un dialogo con ciò che costuisce delizia del palato.
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Dallo sguardo alla mostra sembrano mettersi in moto i vari sensi: dagli eccellenti prodotti (aceto balsamico tradizionale, parmigiano, lambrusco....) che Modena può vantare, al tripudio di colori nei quadri di artisti dal Seicento al Novecento, di area emiliano-romagnola, che Cantore ha scovato nelle collezioni modenesi; dalle immagini di grandi dell'obiettivo, come Edward Weston, Nino Migliori e il modenese Franco Fontana che trasferisce in scorci di New York, con collages di foto, le squisitezze alimentari di Modena, ai capi di moda, con motivi a stampa, di stilisti internazionali, e ai gioielli di altre note firme.
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Efficaci i collegamenti che si stabiliscono in quattro teatrini, ispirati a quelli di Fausto Melotti, che «in chiesa acquistano il carattere - dice l'allestitore Fausto Ferri - di piccole cappelle vaganti», di cui Veroni e Cantore spiegano i contenuti.
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Nella prima, chiamata “animalia” con un omaggio alla fauna, ecco il lupo sull'abito dello stilista Marras e il gallo sulla gonna di Stella Jean, l'abito pesce di Lorenza Manzini, una scena di caccia nel quadro di Pier Francesco Cittadini, la volpe e l'uva del naif Ligabue, frutta, cacciagione e pesci nei quattro quadri di Giovanni Rivalta (collezione Bper Banca). E' un omaggio, nel secondo teatrino, alla frutta e ai colori, con i tralci d'uva e frutta nel dipinto di Francesco Malagoli, della Galleria Estense, bottiglie, frutta e ortaggi e tre specchi di Paolo Antonio Barbieri, fratello del Guercino, le bibite di Soffici, il cappello con applicazioni di fiori e frutta di Tirelli. Aria “pop” si respira alla terza tappa, con le ciliegie a stampa sul vestito e i tappi di bottiglie sui jeans di Moschino, il cappello hamburger del carpigiano Ballestrazzi.
Ricco il quarto teatrino, con la pittura di Malatesta (furto al mercato), di Bartolomeo Arbotori (tacchino, verdura...). Ricami a fiori e petali, e cristalli di Swarovshi nell'abito di Blumarine.
Il motivo “verza” nella foto di Weston e nell'abito plissé di Krizia. Le scoperte sono tante: i due abiti con materiali poveri delle allieve dell'Istituto Venturi e vicino all'altare la raffinata tavola curata da Elisabetta Barbolini Ferrari, con tovaglia dell'800.
Di fianco una bella natura morta del pittore Cristoforo Munari (Antiquario Cantore). Durante la mostra, che chiude il 19 luglio (giovedì e venerdì 16-19.30; sabato, domenica e festivi anche 10-13) concerti (ieri sera con i cantanti della Fondazione Pavarotti) con gli allievi di Raina Kabaiwanska e di Mirella Freni, e conferenze con storici dell'arte, tra cui Philippe Daverio.
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