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«Se il Pd è disgregato la colpa è di tutti: è la sfida più grande»

di Davide Berti
«Se il Pd è disgregato la colpa è di tutti: è la sfida più grande»

Dal 4 giugno Andrea Bortolamasi sarà segretario cittadino: «Io messo qui da Bonaccini? Meglio delfino che trota...»

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Modenese doc, 32 anni, laurea triennale in Scienze Economiche e Sociali e specialistica in Storia Contemporanea, faccia da bravo ragazzo, aplomb inglese, mai una parola fuori posto ma con propensione alla battuta pronta. Questo è Andrea Bortolamasi, consigliere comunale e prossimo segretario cittadino Pd. Sarà nominato il 4 giugno.

Perchè ha accettato?

«Me lo chiedo anche io... Scherzi a parte, perché penso sia giusto assumersi le proprie responsabilità; non mi piace porre la questione in termini generazionali, ma credo sia corretto anche per la mia generazione misurarsi in prima persona con una sfida impegnativa e di grande responsabilità. Responsabilità che sento tutta, sia chiaro, ma sono convinto che questo partito abbia al proprio interno risorse e competenze: siamo meglio di come spesso ci rappresentiamo».

Non pensa che la situazione sia di quelle dove il rischio di bruciarsi sia molto alto?

«Sì, condivido ed una sollecitazione che mi è arrivata da diverse persone: ma, onestamente, non mi interessa molto, so che può sembrare strano ma non ho accettato per ambizione personale, anzi, fosse per quella la scelta più conveniente sarebbe stata quella di non accettare. La vedo come un’avventura stimolante».

Le hanno lasciato un partito a dir poco disgregato, non crede?

«Più che le hanno, direi abbiamo un partito disgregato, perchè nei gruppi dirigenti ci sono anche io e se la situazione è questa le responsabilità sono di tutti. È la sfida più grande, preferirei chiamarlo pluralismo, e va ricondotto ad una sintesi, in cui nessuno si senta ospite indesiderato. Non chiederò mai a nessuno di rinunciare alla propria storia, però se il Pd è nato è per dare un orizzonte di prospettiva più ampio».

Le asssociazioni stanno facendo quello che il Pd dovrebbe fare, ovvero discutere: non pensa che così si aumentino le divisioni?

«In un partito plurale come il Pd anche le associazioni, ad esso in qualche modo legate, possono rappresentare una risorsa. A patto però che non si chiudano in cortili e steccati di riferimento. Se portano idee e tengono legate persone, soggetti terzi, alla vita del partito non le vedo come un rischio».

I circoli sono sul piede di guerra e voi cercate maggiore partecipazione: come si conciliano questi due aspetti?

«I circoli rappresentano l'architrave della vita del Pd, che penso ancora come partito strutturato, pur nelle difficoltà del caso, e presente sul territorio: spetta ai circoli un protagonismo maggiore, senza preclusioni sui temi da trattare e le iniziative da realizzare».

Anche lei avrebbe chiuso i circoli fosse stato al posto del suo predecessore?

«Ero coordinatore di quella segreteria quindi non posso che rispondere sì. Mi dispiace leggere di prese di distanza ex post, rispetto ad una decisione sofferta, che nessuno ha preso a cuor leggero e che soprattutto ha toccato anche aspetti pre-politici perchè alcuni di quei circoli sono stati costruiti materialmente da iscritti e militanti. Abbiamo fatto tre segreterie, ventuno incontri: lo spazio per la discussione c'era».

Qualche idea per andare in controtendenza rispetto alla moria dei tesserati?

«Non ho il feticcio della tessera, siamo un partito di iscritti, militanti, ed elettori e soprattutto il calo delle iscrizioni ai partiti è un fenomeno di respiro europeo. Mi fa molto piacere leggere nel programma del neo-segretario regionale, l'avvio di una discussione sullo statuto e sul rapporto iscritti ed elettori, è un primo passo per dare un valore diverso alla tessera».

Come giudica la manovra Pd di contrasto alla crisi economica in cui versa il partito?

«È una manovra dolorosa, ma non vedo altre strade: avendo abolito il finanziamento pubblico ai partiti, dobbiamo ripensare la nostra organizzazione, affinchè sia sostenibile dal punto di vista economico ed organizzativo».

Per il Partito cittadino qual è la priorità?

«La priorità è il Partito, molto semplice. Abbiamo un anno e mezzo, circa, davanti a noi e nessuna scadenza. C'è bisogno di un periodo di decompressione e di rimettere al centro l'attività del partito stesso, dialogando con l’amministrazione comunale, riappropiandoci di spazi in città».

Le pesa che le rinfaccino di essere lì come delfino di Bonaccini?

«Ho molti difetti, e lo possono testimoniare diverse persone, ma su una cosa sono irremovibile: si chiama onestà intellettuale, in maniera molto franca ci tengo a dire che non mi pesa assolutamente come so bene che con questa domanda dovrò convivere un bel po’. Ma credo che se il Presidente Bonaccini - a cui sono legato prima come amico che come politico e quindi molto spesso parliamo di tutt'altro, che di argomenti politici - mi ha chiesto di collaborare con lui, lo ha fatto anche per una formazione personale e lavorativa che esula dalla formazione di un funzionario classico. E poi, sempre in totale onestà, penso che Stefano abbia l'agenda talmente fitta che non so quanto tempo abbia per farmi da mentore. Comunque meglio delfino che trota...».

@dvdberti

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