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Un percorso in 22 tappe da una meraviglia all’altra

Un percorso in 22 tappe da una meraviglia all’altra

Appena entrato il visitatore intravvede sullo sfondo il busto del Bernini ma prima di raggiungerlo è tutto uno scoprire di opere che sono storia dell’arte

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Impossibile, entrando al Museo Galleria Estense nazionale e autonoma, non vedere laggiù in fondo il busto realizzato dal grande scultore Gian Lorenzo Bernini raffigurante il giovane duca Francesco I d'Este. Ma prima il visitatore, varcato il portone in fondo allo scalone di Palazzo dei Musei, incontra una sala di meraviglie che ben introducono alle bellezze della collezione ducale. Qui infatti, dentro vetrine nuove di zecca, sono collocati oggetti preziosissimi come bronzetti, articoli in giada e altri provenienti dalla Cina oltre a un grande piatto da parata realizzato in avorio e madreperla.

Ma in questa prima delle 22 sale del "nuovo" museo l'opera più preziosa è lo Spinario Estense di epoca romana che è stato spostato all'ingresso vista la sua importanza. E infine, rilucente nell'abbacinante bianco del marmo, posto su fondo della seconda piccola sala c'è il Bernini. L'opera, realizzata nel 1650-51 da uno dei maggiori scultori di ogni tempo - che non venne mai a Modena - è il simbolo dell'Estense. E come tale è trattata, visto il basamento antisismico da 60mila euro su cui è posta: «L'aspetto regale di questo principe estense del XVII secolo reso immortale da Bernini - spiega l'ex soprintendente Stefano Casciu - ora si percepisce meglio visto che la collocazione è ribassata di una ventina di centimetri rispetto al passato. E non si gira dietro all'opera perché Bernini così voleva per le sue statue».

Da questo punto inizia il primo corridoio, una infilata di dieci sale in fondo alla quale si intravvede la Madonna del Latte di Antonio Begarelli, altra opera capitale del XVI secolo. «Dove possibile - continua Casciu - abbiamo posto delle statue a confronto con i dipinti, accade ad esempio con la testa di Guido Mazzoni in prossimità della Madonna Campori di Correggio. Abbiamo anche operato sulle cornici antiche di cui l'Estense è piena come solo la Galleria Palatina di Firenze». Siamo negli spazi della pittura antica a partire dai fondo oro e qui su tutti si impone la bellezza del Sant'Antonio di Cosmè Tura, opera del tardo '400 di provenienza ferrarese, arrivata in Galleria dopo un acquisto dello Stato del 1906. Ma i dipinti da citare sarebbero moltissimi, da Agnolo degli Erri a Cristoforo da Lendinara, da Ercole de' Roberti a Cima da Conegliano. Andiamo avanti. «Nella sala d'angolo - continua Casciu - abbiamo razionalizzato la presenza delle sculture di Begarelli, aggiungendo opere coeve di Nicolò dell'Abate». E si arriva in una delle sale che meglio raccontano della importanza della collezione di origine ducale: quella che ricostruisce gli anni degli Este duchi di Ferrara prima che nel 1598 la capitale passasse a Modena. Qui si ammirano varie opere di artisti alla corte ferrarese, tra cui Dosso Dossi presente con i quadri dalla camera da letto di Alfonso I d'Este. Ma sempre qui c'è anche l'Arpa Estense, un incredibile oggetto di fine '500 realizzato in acero, pero e cirmolo e dipinto. «In fondo a questa infilata di sale - spiega Casciu - c'è un'altra opera capitale del museo, il Francesco I dipinto da Diego Velazquéz. A fianco ho collocato un'opera di suo padre Alfonso divenuto cappuccino e un bel Guercino che prima era nel mio ufficio».

Si giunge poi in una saletta che rappresenta una autentica "chicca" visto che raccoglie solo opere di Nicolò dell'Abate, in pittura una delle glorie modenesi di ogni secolo. Tra gli altri sono qui i dipinti di Nicolò che decoravano con le Storie dell'Eneide la rocca dei signori Boiardo a Scandiano di Reggio. In fondo alla sala seguente altri capolavori, a partire da Lelio Orsi, pittore reggiano, che nel '500 lavorò moltissimo in Emilia. Si entra poi in uno dei saloni più ampi della galleria: «Qui - continua l'ex soprintendente - ho cambiato posizione al trittico di El Greco che ora è a centro sala e soprattutto ora i dipinti di Tintoretto, provenienti da Ca' Pisani di Venezia, respirano meglio sulla parete lunga a fianco dei capolavori di Veronese». Già da questa sala si intravvede, nella successiva, la Crocifissione di Guido Reni, altro capolavoro assoluto della pittura di ogni tempo. Ma in questo luogo da ammirare sono anche gli strumenti musicali: dalla viola di Girolamo Amati alla chitarra e al cembalo realizzati in marmo di Carrara, senza dimenticare il violino inciso finemente. Tanti dipinti, tra cui Guercino, nelle ultime due sale tra cui si ammira anche il Presepe in corallo nel '700. (s.l.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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